NO AI MINARETI, UE E VATICANO PREOCCUPATE. LA LEGA ESULTA: «ORA LA CROCE SUL TRICOLORE»

NO AI MINARETI, UE E VATICANO PREOCCUPATE. LA LEGA ESULTA: «ORA LA CROCE SUL TRICOLORE»

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ROMA, 30 NOV.In Svizzera sarà vietata la costruzione dei minareti. È questo l’esito del referendum avanzato dalla destra nazional-conservatrice e svoltosi nei giorni scorsi in tutta la Confederazione. A sorpresa, contro tutti i sondaggi, la proposta è stata accettata con il 57% dei voti a favore e comporterà la modifica dell’articolo 72 della Costituzione, che regola i rapporti fra lo Stato e le confessioni religiose. La costruzione dei minareti, le torri che sorgono di fianco alle moschee e dalle quali l’imam richiama i fedeli musulmani alla preghiera, sarà vietata per «mantenere la pace fra i membri delle diverse comunità religiose».

Il voto degli svizzeri ha suscitato scalpore e preoccupazione in tutta Europa. Sebbene il governo svizzero abbia precisato che il referendum non è un rifiuto dell’Islam, i ministri dell’Unione Europea hanno espresso stupore. Dalla presidenza di turno, che spetta al momento alla Svezia, sono venute parole di rammarico per la scelta di affrontare questo tema con lo strumento del referendum. La questione, che riguarda tecnicamente la normativa edilizia sull’altezza degli edifici, è materia delle amministrazioni locali. Strano che la Svizzera abbia voluto interpellare l’intero elettorato. Critico anche il parere del Consiglio d’Europa e dei responsabili europei per l’immigrazione e l’integrazione. No comment invece dalla Commissione Europea, in quanto la Svizzera non è uno stato membro.

Simili reazioni per il Vaticano: il presidente del Pontificio consiglio dei migranti, monsignor Antonio Maria Vegliò, spiega di essere «sulla stessa linea dei vescovi svizzeri», che hanno espresso forte preoccupazione per quello che hanno definito «un duro colpo alla libertà religiosa e all’integrazione».

In Italia la decisione svizzera anima il dibattito politico e subito accende le polemiche. «Ancora una volta dagli svizzeri ci viene una lezione di civiltà. Il messaggio, che arriva soprattutto a noi che viviamo vicini a questa terra, è forte. Occorre un segnale forte per battere l’ideologia massonica e filo-islamica che purtroppo attraversa anche le forze alleate della Lega»: questo il commento di Roberto Castelli, viceministro della Lega alla Infrastrutture, che rilancia: «Credo che la Lega Nord possa e debba nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale chiedere l’inserimento della croce nella bandiera italiana». Mario Borghezio invece coglie l’occasione per lanciare un referendum sulle moschee: «Dal referendum sui minareti in Svizzera a quello sulle moschee in Italia, il passo per la Lega è breve. E’ urgentissimo il referendum».

L’ipotesi non piace agli alleati di governo. Ignazio La Russa, ministro della Difesa, frena la proposta leghista: «La Svizzera – ha spiegato La Russa – ha fatto molto bene a esprimere un’opinione che conferma che non bisogna mai discriminare ma nemmeno arrendersi ad un futuro, non dico multietnico che mi va bene, ma multiculturale. Da questo far discendere un cambiamento della bandiera… lo può fare solo chi non la ama: non è nemmeno una provocazione, è solo una battuta». Anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, parla di proposta demagogica, mentre Italo Bocchino, vice-presidente del gruppo del Pdl è critico verso la decisione svizzera: «É preoccupante perché rischia di alimentare lo scontro tra religioni e l’intolleranza».

Anche dall’opposizione si levano voci critiche: «La Lega deve smetterla con le provocazioni contro i simboli dell’Italia unita» osserva il vicepresidente dei senatori Pd, Luigi Zanda. Per l’Udc Gianpiero D’Alia, quella della Lega è «una sparata senza senso. Chi predica come la Lega l’intolleranza e l’odio razziale non può utilizzare i valori cristiani a uso strumentale e demagogico».

Fabio Tamburrini

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