CASO CUCCHI, IL TESTIMONE CHIAVE RITRATTA VERSIONE: “NON HO VISTO IL PESTAGGIO DI STEFANO”

CASO CUCCHI, IL TESTIMONE CHIAVE RITRATTA VERSIONE: “NON HO VISTO IL PESTAGGIO DI STEFANO”

ROMA, 21 NOV. – “Ho visto Stefano Cucchi quando veniva trascinato dentro la cella… non ho visto il pestaggio. Ho sentito rumore di calci, di una persona che cadeva, vociare, ancora calci

e una persona che piangeva. Poi ho visto Cucchitrascinato in cella”. Il tutto sarebbe durato meno di un minuto.E’ nella sostanzala testimonianza fatta stamane, da S.Y., davanti al giudice Luigi Fiasconaro a conferma di quanto aveva già dichiarato ai pubblici ministeri Vincenzo Barba e Francesca Loia proposito del pestaggio subito da Stefano Cucchi nelle celle del Palazzo di Giustizia di Roma.

Dopo due ore di interrogatoriosi è concluso l’incidente probatorio per dare valore di prova definitiva alla testimonianza. Testimonianza che parzialmente non è stata confermata tanto che il giudice Fiasconaro ha fatto registrare le dichiarazioni fatte oggi dal testimone sia direttamente cioè in lingua inglese e anche secondo la traduzione fatta dall’interprete.

Dall’udienza di oggi comunqueesce la conferma che direttamente il testimone non ha visto il pestaggio di Cucchi. Tornato dall’udienza di convalida la mattina del 16 ottobre trova Cucchi rannicchiato a terra dentro la cella vicino alla panca. S.Y. ha confermato ancora una volta che furono le guardie carcerarie a trascinare dentro la cella Cucchi. E di queste è in grado, come gà  detto nel precedente verbale di riconoscerne una perché era quella che provvedeva ad aprire e chiudere le celle e che gli ha offerto un caffè e una sigaretta. Ancora una volta ai giudici il testimone ha escluso che il pestaggio subito da Cucchi sia stato fatto dai carabinieri.

Un’altra testimonianza sarà  al centro la prossima settimana di un incidente probatorio richiesto dalla Procura della Repubblica. A essere ascoltato dal giudice dell’indagine preliminare Luigi Fiasconaro sarà un altro detenuto nelle celle del Palazzo di Giustizia la mattina del pestaggio. E’ uno stranieroche ha fatto dichiarazioni al pubblico ministero riferendo tra l’altro di aver udito un arrestato di nazionalità  italiana che si lamentava e piangeva conversando con un compagno di cella.

L’udienza non è stata ancora fissata in quanto i difensori degli indagati dovranno presentare al gip le loro osservazioni prima che questi stabilisca in quale giorno dare conferma di prova alla nuova testimonianza. Intanto stamane all’incidente probatorio hanno preso parte anche il padre e la sorella di Cucchi Giovanni e Ilaria. Quest’ultima a conclusione dell’udienza ha detto che “un dolore si rinnova. La disperazione di sentire la sofferenza di Stefano attraverso le parole del testimone ha rinnovato il nostro dolore”.

Intanto lunedì ci sarà  la riesumazione del corpo del giovane. “Lunedì conosceremo la vera causa della morte di Stefano Cucchi“, ha detto Vittorio Fineschi, direttore dell’Istituto di Medicina legale dell’Università  di Foggia è il consulente della famiglia Cucchi che eseguirà , insieme con il ricercatore Cristoforo Pomara, una nuova autopsia sul cadavere del giovane geometra romano, morto lo scorso 22 ottobre a 31 anni all’ospedale Pertini di Roma, una settimana dopo l’arresto per droga. Sono sei le persone indagate per la morte del ragazzo.

“Arrivare alla vera causa di morte – aggiunge Fineschi – è fondamentale innanzitutto per la sua famiglia, che vuole capire se la morte era evitabile o meno. Certo, se fosse confermato quanto affermato dai due testimoni, la gravità sarebbe straordinaria. Spero che l’Italia sia ancora un paese civile”.

Particolare attenzione, nella nuova autopsia, alla frattura lombare riscontrata a Cucchi. “Non si può lasciare un sospetto di frattura lombare – dice Pomara – Faremo chiarezza sulle vere cause delle lesioni sul corpo di Cucchi, sia sulla cute che all’interno. Per questo motivo faremo lunedì una radiografia, una tac e probabilmente anche una risonanza magnetica del cadavere. Non dobbiamo tralasciare nulla. Poi faremo anche dei prelievi di tessuto”. “Tutto quello che hanno scritto i sanitari va dimostrato, ecco perché metteremo mano ai documenti per vedere quello che è stato effettivamente fatto e se è stato fatto corretamente”.

“Prelevando la cute – spiega ancora il professor Vittorio Fineschi – possiamo anche dare una collocazione cronologica alle lesioni di Stefano Cucchi, se ad esempio la lesione al dito risale a un’ora, un mese o dopo la sua morte”.

Redazione

Leave a Reply

Your email address will not be published.