CASO ORLANDI, ALL’ORIGINE PRESTITO DELLA MAGLIANA A SOLIDARNOSC. IL RUOLO CHIAVE DEL TELEFONISTA MARIO

CASO ORLANDI, ALL’ORIGINE PRESTITO DELLA MAGLIANA A SOLIDARNOSC. IL RUOLO CHIAVE DEL TELEFONISTA MARIO

ROMA, 21 NOV. – “Un prestito della Banda della Magliana per la causa di Solidarnosc”. E’, secondo il magistrato Rosario Priore, il movente più plausibile dietro la vicenda di Emanuela Orlandi. Il giudice, nel corso di un’intervista al Tg2, ha parlato di “15-20 miliardi di lire, per cui c’era un’istanza di restituzione”.

La banda della Magliana, insomma, “probabilmente voleva rientrare in possesso delle somme, che non erano state restituite”. Alla domanda del giornalista se, a suo avviso, si trattasse di un ricatto al Vaticano, il giudice ha risposto: “Vista la cittadinanza della Orlandi, è probabile”.

Le dichiarazioni di Priore seguono la ‘svolta’ nel caso, annunciata ieri con l’identificazione dell’uomo che telefono’ a casa Orlandi pochi giorni dopo la scomparsa di Emanuela. E dopo 26 anni il suo nome e’ finito sul registro degli indagati. ”Mario”, il telefonista, e’ un pregiudicato affiliato alla banda della Magliana e in particolare agli ordini di Enrico De Pedis. ”Mario”, nome usato per qualificarsi durante a telefonata alla famiglia Orlandi il 28 giugno 1983 pochi giorni dopo la scomparsa della ragazza, e’ stato identificato dalla Procura di Roma.

A riconoscerlo Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico De Pedis, il ‘Renatino’ della Banda della Magliana. La Minardi ha confermato ieri sera durante la testimonianza al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che Emanuela Orlandi e’ morta. La donna ha ripercorso con i magistrati il suo racconto fatto un anno fa in cui spiegava di aver incontrato la ragazza alcune volte e di essere stata con Enrico De Pedis in macchina sul litorale di Torvaianica a Roma.

De Pedis si sarebbe fermato in prossimita’ di un cantiere e qui Renatino le avrebbe fatto vedere due sacchi contenenti presumibilmente due cadaveri poi gettati all’interno di una betoniera. Secondo la Minardi, uno di quei corpi sarebbe stato di Emanuela Orlandi. Il racconto fatto ieri dalla donna viene ritenuto attendibile dagli inquirenti che nei mesi scorsi hanno gia’ effettuato riscontri sia sulla identita’ del telefonista, sia alle circostanze spiegate dalla ex amante di De Pedis.

La donna, con il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, ha anche corretto alcune incongruenze temporali fatte nel suo primo racconto come quella che si riferisce alla sparizione del figlio di un boss della banda della Magliana, Domenico Nicitra, figlio di Salvatore. Il bambino, 11 anni, sparisce il 21 giugno del 1993 insieme allo zio Francesco, una decina di anni dopo la vicenda Orlandi. ”E’ una vicenda di cui ho appreso successivamente – ha detto Sabrina Minardi ai pm – e ho confuso temporalmente le date”.

Nei confronti di ‘Mario’ la Procura procede per il reato di omicidio pluriaggravato e sequestro di persona a scopa di estorsione. E’ presumibile che l’uomo venga raggiunto da un provvedimento cautelare per chiarire la sua posizione nell’ambito della vicenda.

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