CASO CUCCHI, DROGA ESAMI AUTOPTICI MACCHIE DI SANGUE. LA VICENDA DIVENTA SEMPRE PIÙ COMPLESSA

CASO CUCCHI, DROGA ESAMI AUTOPTICI MACCHIE DI SANGUE. LA VICENDA DIVENTA SEMPRE PIÙ COMPLESSA

(A cura di Giuliana Sias) – Il giorno in cui giunse la notizia della morte di un ragazzo di soli 31 anni, avvenuta appena 8 giorni dopo l’arresto, in carcere, apparve immediatamente chiaro che la storia di Stefano Cucchi sarebbe stata una matassa difficile da sbrogliare.

Subito dopo la morte spuntano le fotografie che iniziano a raccontarci una vicenda torbida ed evidentemente ricca di lati oscuri che, soprattutto all’alba dell’inchiesta, nessuno riesce nemmeno ad immaginare.

L’opinione pubblica si stringe forte attorno all’appello alla verità lanciato dalla famiglia Cucchi, le forze politiche, inizialmente caute, anche loro, presto o tardi, tutte iniziano a prometterla, questa verità.

6 indagati per ora, 3 guardie carcerarie e 3 medici dell’ospedale Pertini.

Un super testimone, di origine africana, che avrebbe visto le botte sul corpo inerme di Stefano, massacrato nei sotterranei del Palazzo di Giustizia, e sentito le sue grida di dolore. Ne avrebbe anche ricevuto la confessione: “hai visto questi bastardi come mi hanno ridotto?”.

L’inchiesta procede veloce e inesorabile, ma le acque dalle quali si tenta di riportare in superficie la storia di questo ragazzo, entrato con le proprie gambe in cella di sicurezza e riconsegnato ai genitori da morto e privo dei segni della dignità umana sul corpo, sono acque agitate e tutt’altro che limpide.

LA NUOVA AUTOPSIA. Il 23 novembre prossimo la salma di Stefano Cucchi verrà riesumata con la richiesta agli esperti di accertare “la eventuale presenza di lesioni sul corpo di Cucchi” oltre che stabilire se “possano essere ricondotte l’epoca di produzione delle stesse nonché la loro natura ed entità specificando se le stessa abbiamo cagionato uno stato di malattia e fornendo indicazioni circa la presumibile durata della stessa in rapporto alla gravità delle lesioni stesse”. Ed ancora, gli esperti dovranno accertare “se l’assistenza prestata a Cucchi durante il ricovero nell’ospedale Sandro Pertini sia stata tempestiva ed adeguata in rapporto allo stato patologico presentato dal paziente ed alle sue condizioni generali”. Dall’esito della nuova autopsia dipendono due aspetti cruciali del procedimento penale a carico dei sei indagati: per quanto riguarda gli agenti di polizia penitenziaria, accusati per adesso di omicidio preterintenzionale, si dovrebbe far definitivamente luce sul fatto che le percosse abbiano o meno condotto Cucchi alla morte, risolvendo il rebus “omicidio o lesioni gravi”?. Per quanto riguarda i medici del Pertini, le loro responsabilità verranno accertate in questo modo una volta per tutte.

LE MACCHIE DI SANGUE SUI JEANS. Un aspetto finora completamente tralasciato dalle indagini riguarda le macchie rosse, con tutta probabilità si tratta di sangue, rinvenute sui jeans che Cucchi indossava il 17 ottobre, al momento del suo ricovero al Pertini. La Procura intende indagare a fondo su questo elemento che, assieme a tutti gli altri, sarà utile a ricomporre il quadro completo della vicenda. La consulenza tecnica è stata affidata a Carla Vecchiotti, del Dipartimento di medicina legale dell’università La Sapienza, che dovrà accertare se le macchie siano effettivamente di sangue e, se l’esito fosse positivo, dovrà anche sottoporle al test del Dna. Il quesito posto dagli inquirenti alla Vecchiotti è il seguente: “accerti – si legge nel verbale – se nei jeans sottoposti a sequestro siano rinvenibili tracce di sangue umano ed, in caso affermativo, accerti le caratteristiche genetiche comparandole con quelle ricavabili dal sangue prelevato in sede autoptica dal corpo di Stefano Cucchi”.

LA DROGA NELL’ARMADIO. Nel frattempo la famiglia Cucchi ha denunciato agli inquirenti il ritrovamento di 925,5 grammi di hashish, 133 grammi di cocaina.

La droga era stata nascosta da Stefano nella casa dove abitava e che era in fase di ristrutturazione. Dopo la sua morte, i familiari si sono recati all’interno dell’abitazione per fare ordine e, all’interno di una scansia, hanno trovato degli strani involucri. A quel punto hanno immediatamente avvisato i loro legali, Dario Piccioni e Fabio Anselmo che, a loro volta, hanno subito “reso nota la cosa agli inquirenti”.

“La scoperta e la denuncia di questa droga è la dimostrazione della onestà della famiglia di Stefano, che non ha nulla da nascondere in questa vicenda – hanno detto gli avvocati Piccioni e Anselmo – E quindi va ancora più creduta quando si denuncia che Stefano è stato picchiato mentre era in cella, aveva il viso gonfio”.

L’ULTIMO ALLENAMENTO IN PALESTRA. Giungono anche nuove conferme riguardo la condizione fisica ottimale di Stefano Cucchi, che poco prima dell’arresto, come sempre, aveva avuto l’ultimo allenamento in palestra.

La tesi della parte civile non lascia spazio a dubbi: Stefano sarebbe ancora vivo se non avesse subito un pestaggio. Il ragazzo faceva body buildinge kick boxing. L’ultimo certificato medico in possesso dei familiari risale al 3 agosto scorso: sana e robusta costituzione. “Era magro – hanno spiegato i responsabili del centro sportivo ai legali – ma anche molto forte. Non avrebbe potuto svolgere esercizi se avesse avuto problemi fisici”.

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