ANNAMARIA FRANZONI, UN ANNO DI SILENZIO. L’OMICIDA DI COGNE SI SENTE VITTIMA DI UN COMPLOTTO

ANNAMARIA FRANZONI, UN ANNO DI  SILENZIO. L’OMICIDA DI COGNE SI SENTE VITTIMA DI UN COMPLOTTO

(A cura di Valentina De Gregorio) – Il delitto perfetto. Una vicenda che ancora fa parlare e lascia perplessi. L’atroce disgrazia avvenuta la mattina del 30 gennaio 2002, che ha provocato la morte di un bimbo di 3 anni, Samuele Lorenzi.

Fu chiamato il “delitto di Cogne” in riferimento al luogo del misfatto, in una villetta di Montroz, frazione di Cogne. Da quella triste mattina, numerose le indagini e i processi svolti.

Inizialmente indagata e poi confermata dall’accusa come colpevole, la madre del piccolo, Annamaria Franzoni. Il suo nome è comparso per tutti questi anni su giornali, web e programmi televisivi come il Maurizio Costanzo Show, Porta a Porta, Buona Domenica.

La Franzoni da più di un anno si appella al silenzio, meno tagliente e pericoloso per se stessa che non un’ennesima dichiarazione di innocenza (al riguardo avrebbe scritto anche un libro).

D’altronde ogni indizio è contro di lei, 8 minuti sono un periodo di tempo troppo breve per ipotizzare anche solo il più abile dei serial killer che di solito siamo abituati a vedere in tv. L’oggetto contundente che avrebbe inflitto ben 17 colpi al cranio del piccolo non è mai stato ritrovato, nessuna traccia di sangue al di fuori della stanza da letto, troppe macchie sul pigiama della madre e sul letto.

Un delitto perfetto che non lascia altro da scoprire, perché nulla di più di ciò che è stato sempre supposto non è mai stato trovato.

Nonostante il mondo le sia contro, Annamaria lancia il suo urlo muto in segno della sua innocenza, che imperterrita continua a difendere.

Accanto a lei la famiglia, a cui si è aggiunto un nuovo piccolo arrivato nel gennaio 2003, altro segno che lasciò indubbiamente senza parole, l’estremo desiderio di concepire nell’immediato un altro figlio quando ancora si piange quello appena deceduto.

Ma la psicologia umana è contorta, e nessuno a questo punto potrà trovare nuovi risvolti.

La mente della donna in questi anni si è dimostrata provata con possibili sintomi di nevrosi, ma non c’è doppia personalità che regga quando dalle proprie mani si causa un omicidio, soprattutto quello del proprio figlio.

Gridano innocenza anche gli avvocati che l’hanno seguita in questo lungo viaggio, a partire da Carlo Taormina fino all’attuale avvocatessa che ha preso tanto a cuore il caso, Paola Savio.

Annamaria Franzoni vive il suo dramma rinchiusa nella sezione femminile del carcere bolognese della Dozza. A spiegarlo è proprio la Savio, che la difende assieme a Lorenzo Imparato. L’avvocatessa è stata anche contattata dall’ANSA dopo questo periodo di silenzio che si è creato attorno alla donna.

La Franzoni entrò nel penitenziario di Bologna, sua città di origine, la notte tra il 21 e il 22 maggio 2008. Poche ore prima era diventata definitiva la condanna a 16 anni di carcere, ridotta a 13 dall’indulto.

Da un anno e mezzo, insomma, Annamaria Franzoni sconta una pena che non ritiene giusta, e conta i giorni aspettando di scavallare il limite di un terzo della condanna, quando potrà chiedere permessi premio per passare qualche giorno insieme ai figli e al marito in condizioni normali.

Finora ha potuto infatti vederli sei volte al mese, per un’oretta soltanto, nella saletta ricevimenti della Dozza, in cui vede anche i suoi legali almeno una volta al mese.

Per il resto del tempo Annamaria trascorse le sue giornate svolgendo normali attività carcerarie, nulla di particolare, anche se, se non altro sembrerebbe aver instaurato buoni rapporti con le altre recluse, tra cui la “famosa” Wanna Marchi.

2 Responses to "ANNAMARIA FRANZONI, UN ANNO DI SILENZIO. L’OMICIDA DI COGNE SI SENTE VITTIMA DI UN COMPLOTTO"

  1. VALTER  2011/01/15 at 13:06

    probabilmente non ci siamo accorti di quanta gente commete degli omicidi,pensate che al giorno d’oggi in buona parte una persona per strada guida in stato di ebrezza ed uccide una persona, questo non e’ omicidio?,eppure il piu’ delle volte non e’ punibile come la franzoni e’ stata punita a 16 anni di cacere,ho letto da qualche parte che chi guida in stato di ebrezza e uccide una persona non e’ punibile a 16 anni di carcere ma molto meno pensate sia giusto?…….La Franzoni molto probabilmente ha avuto un raptus e non ricorda dopo il raptus di avere ucciso Samuele……semplice? dunque perche’ non mandarla a casa invece di fargli scontare tutti quegli anni di carcere?La soluzione sarebbe va a casa si cura con un’assistente sociale e sta con in suoi figli…..e suo marito semplice?
    Valter.

  2. chiccoderossi  2011/03/03 at 16:50

    tu stesso affermi che la signora Franzoni ha avuto un rapus omicida del quale non ricorda nulla. E se torna a casa e reitera?? Questa persona è stata gia ampiamente agevolata perchè per un omicidio così terribile ha avuto solo 16 anni e sicuramente pochissimi ne sconterà in regime di restrizione. Ho avuto una giovane moglie uccisa da un’auto impazzita, il giudatore è stato semplicemente denunciato. Non aggiungo altro, ciao

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