GENDER BENDER, VADE ERETRO: LA CURIA CONTRO LE “NEFANDEZZE PAGATE CON I SOLDI DI TUTTI”

GENDER BENDER, VADE ERETRO: LA CURIA CONTRO LE “NEFANDEZZE PAGATE CON I SOLDI DI TUTTI”

Gender Bender, la Curia non gradisce. E parte l’attacco nei confronti degli amministratori che sovvenzionano manifestazioni “queer” con il denaro di tutti.
BOLOGNA, 9 NOV.
– Bologna Sette, celebre settimanale della Curia bolognese, inneggia alla “sana” rivolta “populista”: “I cassintegrati, i precari, chi non sa come sbarcare il lunario, portino le loro bollette e i loro affitti agli assessorati alla cultura regionali, comunali, provinciali”. La ribellione, di quanti si sentono offesi, nel loro sentimento religioso, dalle iniziative, pagate con il denaro pubblico, volte a celebrare i diritti della comunità LGBT.
Un festival a caso? Il Gender Bender.
Ma attenzione, il cardinal Caffarra non nominerà mai il suo nome invano, anche se i dissapori nei confronti del festival non vengono digeriti da Via Altabella ormai da anni. Terminato il festival, il giornale dell’Arcidiocesi si scaglia contro il “titolo blasfemo”: Corpus Domina.
Ma ciò che maggiormente offende è un altro aspetto: “Ancora più scandalosa di certe esibizioni è la filosofia amministrativa trasversale (che ha contagiato giunte di segno opposto a quello attuale) che, sotto la foglia di fico della cultura, paga nefandezze con i soldi di tutti”.
25mila euro dalla Regione, 12mila dal Comune e 2mila dalla Provincia. “Per l´assessore regionale sono spesi beni e a noi vengono i brividi – commenta l´inserto di Avvenire – pensando alla crisi economica e alle famiglie che non arrivano a fine mese”.

Eppure, il pubblico accorso nelle ultime edizioni, 11.000 spettatori nel 2007, 12.600 contati nel 2008, ci racconta tutt’altro tipo di realtà. Una realtà estremamente sentita nella nostra città, coscientemente partecipata, che, stando ai numeri, esprime il volere di una grande maggioranza.
Soldi pubblici spesi male? Se la Curia volesse realmente entrare nel merito dei bilanci comunali, forse la sua indagine dovrebbe essere di più grande respiro. Se volesse difendere i cassintegrati e i precari che faticano ad arrivare alla fine del mese, dovrebbe prendere in seria considerazione l’eventualità che questi, pur tra mille difficoltà economiche, si possano sentire rappresentati dal Gender Bender. Come dire? Secondo la curia bolognese, la crisi economica colpisce solo i cattolici eterosessuali?

Ed infine, i “cattivi” potrebbero pensare che sia quanto meno scorretto far leva sui sentimenti di quanti faticano ad arrivare alla fine del mese al solo fine di silurare un festival che, a tanti pare ovvio, non sta “antipatico” alla Curia per i soli motivi economici che improvvisamente escono dal cilindro.

Giuliana Sias

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