STEFANO CUCCHI: LE ULTIME FOTO DA VIVO, GIA’ EVIDENTI I SEGNI DEL PESTAGGIO DOPO 20 ORE DI CARCERE

STEFANO CUCCHI: LE ULTIME FOTO DA VIVO, GIA’ EVIDENTI I SEGNI DEL PESTAGGIO DOPO 20 ORE DI CARCERE

All’interno dell’inchiesta sul caso della morte di Stefano Cucchi, spuntano due nuove fotografie scattate 20 ore dopo l’arresto. I segni del pestaggio risultano già evidenti.


BOLOGNA, 6 NOV. –
L’espressione sul volto è quella di un ragazzo estremamente spaventato. Certo, si potrebbe dire, è il volto spaventato di un ragazzo che per la prima volta varca la soglia di un carcere. Ma c’è di più. Stefano ha iniziato a subire violenze fisiche e psicologiche immediatamente dopo l’arresto.
Questa vergognosa realtà ce la raccontano le foto segnaletiche scattate dalla Polizia Penitenziaria all’Ufficio matricole di Regina Coeli.

E’ il 16 ottobre, primo pomeriggio. Stefano è appena rientrato dal tribunale, dove sia la madre che la sorella hanno visto dei “strani segni sul volto”, dove il padre ha potuto scambiare due parole con lui che però, non gli ha confidato di essere stato picchiato nella notte.

Queste fotografie, non c’è dubbio, sono di pessima qualità. Sono scure, bassa la risoluzione. In ogni caso però rivelano un volto segnato: ematomi intorno agli occhi in corrispondenza degli zigomi, lividi sul collo e vicino alla mandibola sinistra.

Queste fotografie, inoltre, sono importanti perchè ci permettono di avere una prova dell’escalation di violenze delle quali Stefano è stato vittima. Confrontandole con quelle diffuse dopo la sua morte dai familiari, non risulta ancora quell’ematoma gonfio sul sopracciglio sinistro, la mandibola segnata da una probabile frattura. Un occhio fuori dal bulbo, gravi ecchimosi intorno a tutti e due gli occhi.

Stefano denuncia alla direttissima di essere “sieropositivo, anoressico ed epilettico”, fatto però che non spinge chi di dovere agli accertamenti del caso, ad una visita psichiatrica o psicologica. Dirà la sorella: “mio fratello non era sieropositivo e nemmeno anoressico”. Perchè Stefano avrebbe mentito? Che stesse in ogni modo cercando di ottenere attenzione? Che il suo fosse niente altro che un appello a non lasciarlo morire così? Oppure, che stesse già morendo, di paura, e pensasse che dichiarandosi estremamente malato i suoi carnefici avrebbero potuto averne pietà?
Questa dichiarazione di Stefano, peraltro, potrebbe spiegare perchè chi lo ha torturato pensasse che Stefano una famiglia non l’avesse. Una famiglia capace di non credere alla balla della “morte naturale”, una famiglia capace di far luce sulla vicenda, capace di diffondere le foto della tortura.
Potrebbe essere che chi lo ha ridotto in quelle condizioni, pensasse che sarebbe semplicemente morto e che a nessuno sarebbe poi interessato molto.
Ovviamente, si sbagliavano.

Il senatore Idv, Pedica, ha visitato il carcere di Regina Coeli e riferito che “la mattina del 17 ottobre – ovvero dopo un giorno e mezzo di detenzione – Stefano non riusciva ad alzarsi dal letto per i dolori alla schiena che lo avevano tormentato tutta la notte”.
I dolori alla schiena, lo confermerà il giorno dopo la radiografia effettuata al Fatebenefratelli, erano provocati da un “trauma contusivo al rachide lombosacrale”, e da una frattura della terza vertebra lombare e un’altra della prima vertebra coccigea. “Stazione eretta e deambulazione impossibili”, recita il referto.

In queste condizioni, a Stefano viene assegnata una sedia a rotelle che lo aiuti a spostarsi all’interno del Pertini. In queste condizioni, a Stefano vengono inferti sempre nuovi traumi. Stefano, in uno stato psicologico evidentemente al limite, comunica di non voler più mangiare nè bere. Perderà tanti chili di peso in una manciata di giorni.
Non permetteranno alla famiglia di poterlo vedere, durante quei giorni. Glielo riconsegneranno morto di morte naturale. Come quando si moriva, di morte naturale, nei campi di concentramento.

Giuliana Sias

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