FINI BACCHETTA BERLUSCONI: DELLE VOLTE CREDE D’ESSERE UN MONARCA

FINI BACCHETTA BERLUSCONI: DELLE VOLTE CREDE D’ESSERE UN MONARCA

Prosegue il duello a distanza tra Gianfraco Fini e il premier Silvio Berlusconi che, nonostante la bandiera bianca, continuano evidentemente a pensarla in maniera diversa su troppe questioni.
ROMA, 4 NOV.
Il mediatore del Popolo delle Libertà è diventato Bruno Vespa che con il suo “Donne di cuori”, offre alla platea politica un ring in formato cartaceo.
Berlusconi risponde, tramite Vespa, ad almeno una delle ormai celebri “dieci domande” di Repubblica, quella che lo vedrebbe sotto scacco sul tema “ricatto”. Il premier annuncia a furor di popolo che non è ricattabile, “E vale per oggi come per il passato, in quanto io non mi sono mai lasciato ricattare da nessuno, né mi sono mai comportato in modo per cui un simile evento si potesse verificare. Quando nei miei confronti sono state avanzate richieste che secondo il giudizio mio e dei miei legali si configuravano come ricattatorie (è capitato nel caso delle foto scattate da Zappadu a Villa Certosa), mi sono immediatamente rivolto all’autorità giudiziaria”.
In “Donne di cuori”, un libro il cui titolo non lascia minimamente sospettare il contenuto, si parla anche della riforma della giustizia: “Si tratta di istituire due ordini distinti tra loro per gli avvocati dell’accusa e per i magistrati giudicanti, con due distinti Consigli Superiori, ovviamente mantenendo l’indipendenza della magistratura” precisa il premier. Vespa chiede se sia prevista anche una modifica del sistema elettorale del Csm che depotenzi le correnti politiche. “È del tutto evidente – risponde il presidente del Consiglio – che in un sistema basato sulla separazione degli ordini tra giudici e avvocati dell’accusa non avrebbe alcun senso un Csm come quello che esiste oggi”.
Sul Lodo Mondadori, infine, quello descritto è un Mister B. “sconfortato, deluso, abbattuto. Mi sentivo come uno che aveva subito una intollerabile estorsione”.

Sullo sfondo, il Presidente della Camera non nega le sue perplessità sulla interpretazione che il Premier offre della sua leadership. “Accade -sostiene Fini- che Berlusconi confonda la leadership con la monarchia assoluta”. Sulla domanda concernente il “dopo Berlusconi”, Fini non vuol prender parte al valzer delle illazioni: “se ne parlerà quando arriverà il momento”.
Infine, per Gianfranco Fini non esiste una corrente “finiana” all’interno del governo, “se ragionassi con questa logica mi sarei tenuto stretta Alleanza Nazionale”. Le correnti, conclude, avevano un senso quando “servivano a gestire fette di potere”. “Come si fa oggi a portare una logica di potere dentro un partito liquido?”, domanda.

Giuliana Sias[ad#Google Adsense 234 x 60 Right]

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