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STEFANO CUCCHI: IL DIARIO DEGLI ULTIMI GIORNI DI UNA VITA SPEZZATA

La morte di Stefano Cucchi scuote l’opione pubblica e grazie al coraggioso gesto della famiglia, che ha deciso di rendere pubbliche le foto del suo pestaggio, si cerca di ricostruire gli ultimi giorni di vita del ragazzo, anche se i punti oscuri rimangono molti.

ROMA, 31 OTT. - Sono le 23.30 circa del 15 ottobre, Stefano Cucchi passeggia con il suo cane nel parco degli Acquedotti, quando una pattuglia dei carabinieri lo ferma in compagnia di un “cliente”. Stefano ha con sè 20 grammi di “roba”, così scatta il fermo e viene accompagnato in caserma dove viene perquisito.

Intorno all’1.30 del mattino, Stefano viene scortato dai carabinieri nella sua abitazione dove, alla presenza dei genitori, viene perquisita anche la sua camera. Stefano si rivolge alla madre: “tranquilla, tanto non trovano niente”. Ed infatti la sua camera è “pulita”.
I carabinieri non trovano niente nella stanza dello “spacciatore” che, quindi, viene trasferito nuovamente in caserma dove vengono concluse le pratiche dell’arresto. Intorno alle 4 del mattino Stefano Cucchi entra dunque in camera di sicurezza dove, quasi subito, lamenta tremori, male alla testa e convulsioni.

Dopo una mezz’ora viene perciò allertata una ambulanza del 118 il cui medico a bordo consiglia il ricovero, che però il ragazzo rifiuta. Sono ormai le 5 del mattino, la lunga notte dell’arresto di Stefano finisce con il 31enne che chiede ai carabinieri di poter continuare a dormire. Nessuna “caduta accidentale dalle scale”, nel frattempo.

Alle 9 del mattino del 16 ottobre Stefano giunge in Tribunale dove intorno alle 12 si terrà il processo per direttissima. Lui ammette di fronte ai giudici “la detenzione di sostanze stupefacenti in quanto consumatore”, nemmeno una parola sul fatto d’essere stato picchiato dai carabinieri durante l’arresto.
La madre e la sorella, però, notano subito in aula strani ferite al volto di Stefano: “il suo volto era molto gonfio, in contrasto impressionante con la magrezza, e lividi assai vistosi attorno agli occhi”. Il padre lo abbraccia per l’ultima volta alle 13.30. Lo rivedrà dopo otto giorni solo in obitorio.

Terminato il processo si ha il “passaggio di consegna” dai carabinieri alla polizia penitenziaria che intorno alle 14 sottopone Stefano ad una nuova visita medica in base alla quale i sanitari riscontrano “lesioni ecchimodiche in regione palpebrale inferiore bilateralmente”. Stefano aggiunge di avere “lesioni alla regione sacrale e agli arti inferiori”. Il ragazzo viene dunque accompagnato a Regina Coeli dove viene effettuata l’ennesima visita medica.

Qui Stefano dichiara ai medici dell’ambulatorio del carcere: “Ieri sono scivolato e sono caduto dalle scale. È così che mi sono fatto quelle due fratture alla schiena”. E’ il 16 ottobre, Stefano è dolorante e fatica a camminare. Sul suo volto inspiegabili lividi.
Come se non bastasse Stefano soffre di epilessia e pesa appena 43 chili.
I medici si insospettiscono, così lo trasferiscono al Fatebenefratelli dove viene sottoposto a due radiografie, una al cranio ed una al torace. La prima risulta negativa, la seconda evidenzia una “frattura del corpo vertebrale L3 e un’altra della vertebra coccigea”.

Trascorrono otto lunghissimi giorni durante i quali i genitori di Stefano domandano di avere notizie riguardo le condizioni di salute del figlio. Ma ogni contatto viene negato.
Pare che in questo lasso di tempo Stefano abbia anche chiesto una Bibbia che gli sarebbe stata negata.
Arriva poi il 22 ottobre. Ore 6,20, Stefano muore: “presunta morte naturale”.
I genitori ricevono in mattinata la notifica dell’autopsia. Si precipitano in ospedale perchè non si danno pace e il dolore è lancinante. Otto giorni fa stava bene, “è uscito di casa con le sue gambe”.
Al Pertini, però, nessuno sa dargli una spiegazione: “Non abbiamo avuto modo di vederlo in viso – riferiscono due sanitari -il detenuto in cella si teneva costantemente il lenzuolo sulla faccia”.

Stefano Cucchi muore così, per “presunta morte naturale”, alle 6,20 del 22 ottobre. Una morte che lascia aperti mille interrogativi. Perchè la radiografia del 16 ottobre non ha riscontrato fratture al cranio? Quando quella faccia è stata ridotta in quel modo? Mandibola fratturata, occhio fuori dall’orbita.
E la “caduta accidentale dalle scale”. Quali scale? Quando? Come può un detenuto cadere dalle scale e procurarsi così vaste e serie lesioni senza che i carabinieri o la polizia penitenziaria si rendano conto di quanto avvenuto?

In attesa di avere delle risposte precise, continua il momento delle domande, che sono tantissime, alla ricerca della verità sui misteri che avvolgono la morte di Stefano.

Giuliana Sias

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