CASO CUCCHI, LA PROCURA SCENDE IN CAMPO: INDAGINE PER OMICIDIO PRETERINTENZIONALE
BOLOGNA, 30 OTT. - Il primo a parlare è Ignazio La Russa, il ministro della Difesa, al quale i familiari della vittima del massacro avevano chiesto chiarezza: “Non c’è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell’Interno, dall’altro al ministero della Giustizia. Quindi non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione”.
I SINDACATI DELLA POLIZIA PENITENZIARIA. Il ministro Ignazio La Russa viene però bacchettato dal segretario del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, Donato Capece: “ha perso una buona occasione per tacere”. “Ha detto che non ha elementi per dire come andarono i fatti connessi all’arresto di Stefano Cucchi, – prosegue Capece – però sostiene che l’intervento dei carabinieri è stato corretto. Su quale basi lo dice? Chi sarebbe stato scorretto, allora?”. Il segretario, inoltre, indica come priorità il “massimo rispetto per il dolore dei familiari” ma anche “consentire alla magistratura – senza alcun tipo di influenze e di dichiarazioni “a prescindere” – di compiere come sempre con serenità ogni accertamento ed atto che potrà chiarire le ragioni della morte del ragazzo”.
Identica la linea di Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, il secondo sindacato della polizia penitenziaria, che dichiara: “secondo fonti attendibili, Stefano sarebbe arrivato a Regina Coeli direttamente dal tribunale già in quelle condizioni, e accompagnato da un certificato medico che ne autorizzava la detenzione, come di solito si fa in questi casi”.
Il sindacato dell’Osapp protesta anche contro Michele Santoro e contro il modo in cui il caso è stato presentato ad Annozero. “Quali rappresentanti di un’istituzione autorevole che qualcuno tenta di annientare strumentalizzando il “caso” – prosegue Beneduci – siamo disgustati da una vicenda grave che sta via via assumendo le fattezze di un fatto politico e che rischia di disonorarci: come per il caso Bianzino, il caso Aldovrandi. Le ombre ci uccidono, uccidono l’intera categoria alla quale ci esaltiamo di appartenere, ed è triste che fino adesso siamo stati l’unica organizzazione sindacale ad avere il coraggio di dire la propria con grande chiarezza ed onesta”.
Intanto la Camera penale di Roma prende voce in capitolo: «Non può essere consentito, non può semplicemente accadere, che Stefano Cucchi abbia potuto subire una fine così orrenda mentre era sotto la tutela prima della polizia giudiziaria che lo ha tratto in arresto; poi del pubblico ministero del giudice e del suo difensore di ufficio nel corso della udienza di convalida; poi ancora della direzione del carcere di Regina Coeli; poi dei medici del penitenziario e quelli del reparto controllato all’ospedale Sandro Pertini”. “Lo scandalo – scrive in una nota l’organismo di rappresentanza degli avvocati, presieduto da Giandomenico Caiazza - è che questo ragazzo abbia subito questo pestaggio mortale, con segni orrendamente evidenti sul corpo e sul volto, senza che nessuno di coloro che hanno avuto contatto con lui abbia sentito – a quanto risulta a tutt’oggi – il dovere innanzitutto morale di conoscere la verità , e comunque di segnalare immediatamente e con forza la evidenza dei fatti”.
DAL MONDO DELLA POLITICA. Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, amareggiata: “Nell’esprimere tutto il mio cordoglio alla famiglia del giovane Stefano Cucchi in questo momento di profondo lutto e di terribile dolore, auspico vivamente che da parte di tutti i soggetti coinvolti si impieghi il massimo sforzo nel fare chiarezza al più presto sull’intera vicenda”.
Dall’Idv arriva la dichiarazione più secca sulle “schegge deviate”: “Lo Stato non può avere paura di se stesso- sottolinea invece Luigi De Magistris, europarlamentare -, non può temere di individuare e punire quei corpi estranei e parassitari che pure ci sono al suo interno, tra le forze dell’ordine che svolgono un lavoro prezioso per il Paese. Identificare e allontanare queste schegge deviate è l’unica risposta per garantire la fiducia dei cittadini verso le istituzioni e la giustizia, oltre che per proteggere la credibilità di quanti operano con coraggio per la sicurezza comune fornendo un servizio prezioso a noi tutti”.
All’interno del vastissimo orizzonte della polemica che si è levata attorno al massacro di Stefano Cucchi, spuntano anche due appelli al Presidente della Repubblica: “Presidente Napolitano, le foto diffuse ieri coraggiosamente dalla famiglia di Stefano Cucchi meritano verità e giustizia” è la richiesta dei giovani della Fgci, l’organizzazione giovanile del Pdci, e dei Giovani Comunisti del Prc. Ed infine Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd: “Gli italiani, tutti, hanno bisogno di avere fiducia nelle forze dell’ordine e nel rispetto della legalità da parte di chi è chiamato a far sì che non venga mai violata”.
Giuliana Sias