STEFANO CUCCHI: 8 GIORNI DI CARCERE, UN CORPO DEVASTATO. LE FOTO CHOC

STEFANO CUCCHI: 8 GIORNI DI CARCERE, UN CORPO DEVASTATO. LE FOTO CHOC

ROMA, 29 OTT. – Non si dovrebbe morire così a 31 anni, viene da dire. Terrorizzati all’idea che un velo di indifferenza da parte degli organi dell’opinione pubblica mettesse la parola “fine” alla vicenda, senza che la verità fosse nel frattempo emersa, i familiari di Stefano Cucchi hanno infine deciso di diffondere le foto choc che ritraggono il corpo del figlio “a pezzi”.
Come dire che nessuno oggi può più chiudere gli occhi di fronte a questo massacro.
Immagini “drammaticamente eloquenti”, che “da sole dicono quanti traumi abbia patito quel corpo- commenta Luigi Manconi, presidente dell’associazione ‘a buon diritto’- e danno una rappresentanza tragicamente efficace del calvario di stefano”.

Ebbene si, un calvario a tutti gli effetti. Un corpo magrissimo che perde in soli 8 giorni di carcere 6 chili di peso; volto devastato, l’occhio destro fuori dall’orbita, l’arcata sopraccigliare sinistra gonfia e la mascella destra con un solco verticale, segno evidente di una frattura.

Anche il mondo della politica inizia ad entrare nel merito della vicenda, seppur “timidamente”. Emma Bonino, Flavia Perina, Renato Farina e Marco Perduca, presenti oggi alla conferenza stampa indetta dai familiari di Stefano, promettono che giustizia verrà fatta. “Cose di questo generesuccedono nel far west e non in uno stato di diritto”, commenta la Perina. Secondo Bonino, poi, “è in gioco la credibilità delle istituzioni. Lo stato deve rispondere all’opinione pubblica”. Marco Perduca, infine, annuncia che “come commissione parlamentare sui diritti umani prenderemo in considerazione una missione ispettiva al reparto detentivo del pertini”. Farina, che ha visitato il nosocomio, ha riferito infine di “una struttura peggio del carcere”.

Il legale della famiglia, Fabio Alnselmo, spiega che “noi non accusiamo nessuno. Stefano è uscito di casa in perfette condizioni di salute e non è più tornato”. E conclude: “Chiediamo che non ci sia un valzer di spiegazioni frettolose e spesso in contraddizione tra loro e di risparmiare alla famiglia un processo su quello che è stato stefano”.

Ci pare il minimo.

Giuliana Sias

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