Richy Martin snobba il matrimonio e presenta il nuovo compagno Carlos

Richy Martin snobba il matrimonio e presenta il nuovo compagno Carlos

BOLOGNA, 22 GIUGNO – «Quando per la prima volta ho preso i miei bambini tra le braccia, ho capito che dovevo essere completamente trasparente con loro». Sono le parole di Ricky Martin estratte dal suo libro autobiografico «Me», in cui la stella della musica latina si racconta senza filtri e senza censure.

Ad agosto del 2008 Ricky Martin è diventato padre ­ grazie all’utero in affitto di una madre surrogata ­ di due stupendi gemelli, Matteo e Valentino. A Vanity Fair, che gli dedica la copertina in edicola da 22 giugno racconta la ragione per cui a 37 anni, dopo la nascita dei gemelli, dichiarò pubblicamente la sua omosessualità. «La sessualità è una cosa complicata – dichiara Richy -. Conosco molti gay e lesbiche che sono passati attraverso le mie stesse esperienze e che hanno avuto gli stessi dubbi. Un pò alla volta cresci, leggi, parli con la gente, finché un giorno ti guardi nello specchio e ti fai una domanda: “Chi sei, che cosa vuoi davvero? Che cos’è per te la felicità?”. Io mi sono risposto: “Orgoglio, autostima, dignità, accettazione: è questo che voglio”. Io sono fortunato di averlo scoperto entro i trent’anni».

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Nel mese di luglio, subito dopo l’uscita del libro, Ricky Martin volerà in Italia: il suo tour, che si chiama “Música + Alma + Sexo” dal titolo dell’ultimo album uscito all’inizio di questìanno, è anche il primo dal coming out e dalla presentazione «ufficiale» del suo compagno, il finanziere Carlos González Abella, al quale, nel marzo scorso, Ricky Martin ha dedicato il premio che la Glaad ­ organizzazione per la difesa dei diritti dei gay ­ gli ha assegnato per il suo contributo alla lotta contro l’omofobia.

Ma è soprattutto del suo esordio nelle vesti di scrittore che vuole fare, oggi, il bilancio. «Scrivere la mia autobiografia è stato un passaggio così importante che anche solo parlarne è come fare terapia. Per troppo tempo avevo manipolato la comunicazione: alla fine ero così stanco».

I bambini la seguono in tour? «Sì. Ho imparato che, quando hai figli, ogni decisione è per il loro benessere. “A che ora partiamo per la prossima tappa? A che ora facciamo il sound check?”. Le risposte possibili sono solo due: “Prima del riposino” e “Dopo il riposino”. Mia madre viene con noi: è un grande aiuto. E questo è solo l’inizio». Che cosa intende? «Che voglio altri figli». Sa anche quanti? «Mi verrebbe da dire cinque, ma devo essere responsabile e aspettare di capire che cosa sia meglio per tutti. Magari tre è il numero perfetto, e forse la prossima volta si tratterà di un’adozione». Nel autobiografia si descrive come un uomo romantico che crede all’amore perfetto.

Significa che tra i suoi progetti futuri c’è una famiglia dove i papà sono due? «Nel libro ho preferito non parlarne. Ma sono da tre anni in una relazione molto stabile, molto bella. Lui ama i miei bambini e loro amano lui». Eppure lei continua a considerarsi un padre single. «Sì. Io sono il papà e lui è semplicemente Carlos. A casa nostra non ci sono due padri, ma questo non vuol dire che non siamo una famiglia. Proprio questo voglio insegnare ai miei figli: che ognuno è diverso, e che bisogna accettare se stessi e gli altri nella rispettiva unicità».

Perché è così difficile vederla in pubblico con il suo compagno? «Non tutti amano stare sotto i riflettori. Io adoro i red carpet, Carlos no: è un banchiere, non un cantante, è timido, e non posso forzarlo».

Il matrimonio per i gay è solo una questione di pari diritti o è anche una possibilità che ha preso concretamente in considerazione? «Non ora, non per me, ma dammi la possibilità di farlo. Si tratta di diritti umani, di parità, nient’altro». Ha scritto: «Se ho sempre desiderato avere figli è grazie alla relazione con mio padre e con i miei fratelli». È possibile che il motivo per cui non si vuole sposare sia il divorzio dei suoi genitori quando era ancora bambino? «Non tutti i figli di famiglie separate hanno il rifiuto del matrimonio. La mia relazione è cominciata solo tre anni fa: è troppo presto».

Tre anni le sembrano pochi? «Mettiamola così: se un giorno avessi il diritto di sposarmi, forse cambierei idea». Suona come una scusa. «Ah, ho capito quello che pensa: alla fine vuoi uomini, gay o etero, siete tutti uguali, tutti allergici al matrimonio. E, forse, ha ragione».

Redazione

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