“Do it yourself, revolution now”. La quarta edizione del roBOt Festival

“Do it yourself, revolution now”. La quarta edizione del roBOt Festival

BOLOGNA, 13 LUGLIO – La quarta edizione del roBOt Festival sarà all’insegna dell’espansione. L’espansione delle nuove tecnologie e dei nuovi mezzi espressivi, espansione delle possibilità dell’artista e della multidisciplinarietà delle arti. Ma anche espansione delle collaborazioni, dello spazio dedicato agli spettacoli, dell’attenzione di settori esterni all’evento.

Dal 28 settembre al 1 ottobre le sedi del Teatro Comunale e Palazzo Re Enzo, nonché i locali del Kindergarten, Cassero e Link ospiteranno la rassegna di musica e arte digitale, che quest’anno coinvolgerà professionisti di livello internazionale, operanti in campi anche molto diversi fra loro.

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Saranno infatti 4 le principali sezioni ad animare il festival e la città di Bologna, il cui tessuto urbano diventarà protagonista delle opere stesse.

Nel contesto nobiliare del Palazzo Re Enzo saranno presentate alcune performance selezionate da una serie di progetti provenienti da tutto il mondo. L’obiettivo è quello di ottenere il massimo coinvolgimento del pubblico grazie all’iterazione costante tra elementi differenti, principalmente stimoli visivi e sonori. Si va dal “Noisy pig show” di Bernardo Santarelli, che proporrà un live electro-punk accompagnato da spezzoni video popolati da personaggi surreali e immagini evocative, all’astrattezza del progetto “Natural Shape”, creato da Samuele Huyun Hong aka Fatcat e Francesco Sarcone aka Sarc:o, impegnati nella rappresentazione di un percorso visivo che parte da figure geometriche che si evolveranno fino a diventare immagini di elementi naturali, il tutto “scolpito” e modellato dal commento sonoro; o lo sperimentalismo tecnico di Fabio Battistetti e Tiziano Zanotti: il primo utilizzerà il legno come fonte musicale, mentre il secondo concentrerà il suo spettacolo sullo Stylus Contrabass, un’ibrido che cerca di coniugare la naturalezza del suono di un contrabbasso acustico alle potenzialità espressive dell’effettistica digitale.

Le strade della città saranno invece lo scenario per installazioni che puntano a rappresentare il rapporto tra la spazialità urbana e chi la abita. L’interazione con lo spettatore è la base per riflettere sul veicolamento delle emozioni in relazione al luogo in cui ci si muove. Anche in questo caso, l’apporto tecnologico è fondamentale nella realizzazione e fruizione dell’opera. “Mobie” di Marco Marchesi, ad esempio, è un’applicazione software che permette di rielaborare la rilevazione di onde cerebrali e trasformarla in una sequenza di immagini in tempo reale; “Amico?” di Max Mondinidi,  prevede l’utilizzo dei movimenti di un robot vero e proprio.

Ma il fulcro della rassegna sarà certamente la presenza di concerti dal vivo di alcuni fra gli artisti più acclamati sulla scena elettronica internazionale. A calcare i palcoscenici saranno: Aaron Jerom, detto SBTRKT, artista inglese che si esibirà con la sua band in un curioso mix di soul, dubstep e house; gli Who Made Who, gruppo dalle contaminazioni dance che ha fatto da spalla ad alcuni tra i maggiori esponenti del genere, come i Daft Punk; Denis Kurtzel, figura emergente dell’house targata Stati Uniti; Bjorn Torske, inventore della “skrangle-house”. Maya Jane Coles, giovanissima producer improntata alle sonorità techno; Space Dimensional Controller, rivelazione che sta scalando le classifiche inglesi, e Seth Troxler, l’”enfant prodige della house mondiale”, già avvistato alla seconda edizione del festival roBOt.

Ampio spazio sarà inoltre dedicato alla componente cinematrografica. La sezione “Screenings” ospiterà, infatti, produzioni video che fanno della musica la componente principale del loro contenuto. Su tutte spicca il nome di “Finisterrae”, lavoro presentato già al Sònar di Barcellona, riguardante il visonario viaggio intrapreso da due fantasmi, decisi a riacquisire la perduta condizione umana.

La quarta edizione del roBOt Festival vuole essere la conclusione di un percorso di riflessione e pratica sugli scenari inediti aperti dai recenti sviluppi della tecnologia e dal massiccio uso di questi nelle espressioni artistiche. Il tema centrale è la possibilità per il singolo di poter concepire, creare e distribuire la propria opera in maniera totalmente indipendente dalle esigenze di etichette e centri di commercializzazione strutturati. Dopo aver esplorato il modo in cui i nuovi mezzi influenzano il soggetto e le sue emozioni, la questione ora è l’impatto di questa nuova arte ibrida sulla società, e viceversa.

Do it yourself, revolution now” sarà il titolo della rassegna, per capire e sperimentare forme indite di autonomia di espressione.

Dal nostro inviato Francesco Brusa

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