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1° MARZO SCIOPERO DEI MIGRANTI: A BOLOGNA SI FERMERANNO IN DIECIMILA

BOLOGNA, 25 FEB. – E’ in programma per lunedì prossimo in tutta Italia la “24 ore senza di noi”, prima giornata senza immigrati, indetta dal movimento spontaneo Primo Marzo 2010, nato sull’onda dell’indignazione dei fatti di Rosarno. Il movimento rappresenta cittadini italiani, stranieri, seconde generazioni e in generale «chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli».

L’idea si ispira all’iniziativa francese “journée sans immigrés: 24h sans nous”, in programma in Francia proprio il 1 marzo 2010. Lo scopo è quello, duplice, di protestare contro la legge Bossi-Fini e le nuove norme di sicurezza del Governo e di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana rispetto al grande apporto della popolazione migrante allo sviluppo economico del nostro Paese.

In Italia, infatti, quattro milioni e mezzo di immigrati producono il 9% del PIL. Cosa accadrebbe se si fermassero per un giorno? E’ per lanciare questo messaggio che lunedì prossimo gli stranieri che aderiranno all’iniziativa non andranno al lavoro, non porteranno i figli a scuola, non faranno la spesa, in poche parole: incroceranno le braccia. «Molti di noi hanno sentito l’esigenza di fare qualcosa contro il razzismo che più o meno in silenzio emerge ovunque», spiega Cecile Kyenge, coordinatrice dello sciopero ed esponente del Pd Emilia Romagna.

L’iniziativa si scontra purtroppo con il problema della “ricattabilità” dei lavoratori migranti: per molti di loro non presentarsi un giorno al lavoro significa perderlo. Nella Bologna delle fabbriche, ad esempio, solo due stabilimenti della Bonfiglioli si fermeranno, con l’astensione dal lavoro di tutti i lavoratori italiani e stranieri. Tra i sindacati, la Cgil ha aderito senza però organizzare pullman, mentre la Cisl ritiene che questa iniziativa possa dividere i lavoratori stranieri e italiani. Anche gli immigrati imprenditori, tra cui tanti bengalesi e pakistani, non hanno ancora dato la loro adesione all’iniziativa.

Per ovviare alle difficoltà di questo primo sciopero, gli organizzatori lanciano un appello: «Lanciamo un invito alla mobilitazione nelle forme più diverse. Agli insegnanti italiani chiediamo di dedicare un’ora di lezione in ogni scuola, lunedì, per affrontare in classe il problema razzismo. E a chi non può scioperare diciamo di indossare qualcosa di giallo, il colore simbolo di questa manifestazione. Ma vorremmo che in tanti scendessero in piazza, per far vedere le facce di noi invisibili, almeno per una volta e far capire come sarebbe la vita dei bolognesi se noi, d’improvviso, sparissimo tutti», dichiara Babacar Ndiaye del Coordinamento bolognese dei migranti.

A Bologna l’appuntamento è alle 15, in Piazza del Nettuno, per migranti e cittadini italiani che vogliano dire no al razzismo. L’iniziativa, solamente a Bologna, secondo Ndiyae, potrebbe coinvolgere «dieci, forse quindicimila persone».

Isabella Baricchi

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