Lucio Dalla, Marco Alemanno dedica “Le rondini” al suo compagno scomparso

Lucio Dalla, Marco Alemanno dedica “Le rondini” al suo compagno scomparso

BOLOGNA, 6 MARZO – “La voce delle rondini, poi un fischio lontano. Avevo solo dieci anni, ogni mattina prima di andare a scuola anche io sognavo di poter entrare dentro i fili di una radio e volare sopra i tetti delle città e con la polvere dei sogni, volare volare al fresco delle stelle anche più in là, proprio come cantava quel signore nel disco che aveva comprato papà. E non ero mai stanco di ascoltare quel brano, solo quello, mi ipnotizzava quasi, mi prendeva per mano e mi faceva girare il cielo come le rondini”. Con queste parole Marco Alemanno ricorda il “suo” Lucio Dalla confidando il suo “primo” incontro con l’artista, inconsapevole di quello che sarebbe stato il suo futuro.

Il saluto del compagno, amico Marco Alemanno è stato senza alcun dubbio uno dei momenti più toccanti, commoventi ed intimi della cerimonia d’addio al cantante Lucio Dalla.

Uniti sia nella vita lavorativa che in quella affettiva, i due a detta di molti erano inseparabili da diversi anni.

Il giovane ha esordito con alcuni versi della canzone “Le rondini”, quella canzone che da bambino ascoltava in macchina col padre e che lo avvicinò al meraviglioso mondo musicale di Lucio Dalla.

“Mi ipnotizzava quasi. Da quanto io possa ricordare fu la prima volta in cui mi sia commosso davvero, scontrandomi con un’emozione totale e disarmante. E chi lo sapeva che dopo qualche anno avrei incontrato per caso lo stesso signore che si era inconsapevolmente insinuato nel mio immaginario ancora infantile eppure già manomesso dalla forza educativa dei suoi versi” sono le parole di Marco, che hanno toccato profondamente nell’animo tutte le persone, amici e colleghi, presenti nella Basilica di San Petronio a Bologna.

Nei giorni scorsi il giovane era sempre accanto a Lucio: in quella strada di casa di via D’Azeglio, dietro il feretro dell’amato, perennemente sconvolto da un dolore.

“Da quanto io possa ricordare – ha detto l’attore – fu la prima o una delle prime volte in cui mi sia commosso davvero scontrandomi con un’emozione totale e disarmante. E chi lo sapeva che dopo qualche anno avrei incontrato per caso lo stesso signore che si era inconsapevolmente insinuato nel mio immaginario ancora infantile eppure già manomesso dalla forza educativa dei suoi versi”. “E chi avrebbe immaginato  – sottolinea Marco – che addirittura avrei finito per lavorarci insieme, chiedendogli pure di eseguire dal vivo per la prima volta il brano che mi aveva fatto sognare così tanto anche dopo negli anni. Invece è successo. E da diverso tempo ormai ho il piacere, l’onore e il privilegio di crescere al fianco di Lucio, il cantante, il musicista, il regista ma soprattutto l’uomo eterno bambino a cui devo già tanto perché nonostante tutto il tempo che è passato io risento ancora quel fischio lontano”. In conclusione le parole rotte dalle lacrime e dal dolore: “Torno a chiudere gli occhi e mi perdo di nuovo come tanti anni fa nel mare e nel cielo dei sogni . Solo che oggi, a differenza di allora, conosco benissimo quel signore che canta Le Rondini. Oggi posso spiegargli che cosa mi ha dato e continua darmi. Oggi insieme a voi posso dirgli grazie”.

Un grazie che ha trovato partecipi tutti.

Emanuele Ambrosio

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