Biografilm Festival, emozione e rabbia per il documentario sul caso Aldrovandi

Biografilm Festival, emozione e rabbia per il documentario sul caso Aldrovandi

BOLOGNA, 14 GIUGNO – “E’ stato morto un ragazzo” è questo il titolo del documentario a sfondo biografico proiettato domenica 12 giugno  al Lumière.

Un documentario, scritto, diretto, scenografato e montato da Filippo Vendemmiati,  che racconta la tragedia del giovane Federico Aldrovandi.

Una vicenda, quella di Andro, che si è conclusa con la condanna in appello a 3 e 6 mesi per omicidio colposo di Luca Pollastri, Enzo Pontani, Paolo Forlani e Monica Segatto.

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Il documentario di Vendemmiati ricostruisce in maniera chiara e lucida i fatti senza cadere nella tentazione  di emettere un giudizio. Dice il regista: “il mio è stato giudicato da più parti come un documentario moderato, ed era proprio questo l’intento, ma devo ammettere che se effettivamente il mio lavoro è moderato di certo non è moderata la mia opinione sui poliziotti coinvolti nella morte di Federico”.

Guardando il documentario  lo spettatore assiste alla semplice ricostruzione dei fatti e sono i fatti a guidare lo stesso spettatore verso emozioni che a seconda delle proprie opinioni variano, dalla rabbia all’incredulità nei confronti di una vicenda che rivela un sistema marcio. Infatti, la vicenda di Federico ci parla, non di poche mele marce che hanno perso la testa e che una mattina del  25 settembre 2005 hanno utilizzato la forza in maniera spropositata portando alla morte un ragazzo di 18 anni, ma di più personaggi appartenenti alle forze di polizia che hanno cercato, fin dal primo momento, di nascondere la verità.  Non a caso sono stai condannati anche altri poliziotti, come Paolo Marino, per omissione di atti di ufficio.

Purtroppo la vicenda Aldrovandi si è ripetuta in altri termini più volte. Ricordiamo tanto per citare alcuni casi, Cucchi e  Uva.

Una vicenda che si è  conclusa, come abbiamo detto,  con la condanna dei quattro poliziotti ma che lascia comunque l’amaro in bocca.

Significative  in questo senso sono le parole di uno degli avvocati della famiglia Aldrovandi  riprese dal documentario il quale sostiene che non c’è da essere felici,  perché per arrivare a questa sentenza si sono dovuti sostenere degli sforzi abnormi contro un intero sistema e soprattutto perché questa sentenza non riporterà in vita Federico.

Simone Luca Reale

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