ALCOA CHIUDE STABILIMENTI IN ITALIA: 2000 POSTI DI LAVORO A RISCHIO. GLI OPERAI OCCUPANO LA FABBRICA

ALCOA CHIUDE STABILIMENTI IN ITALIA: 2000 POSTI DI LAVORO A RISCHIO. GLI OPERAI OCCUPANO LA FABBRICA

ROMA, 20 NOV. –  L’Alcoa, multinazionale americana dell’alluminio, ha deciso di fermare la produzione nei due stabilimenti italiani di Portovesme in Sardegna e Fusina, in provincia di Venezia. La decisione è avvenuta dopo che la Commissione Europea ha chiesto la restituzione delle sovvenzioni statali sul prezzo dell’elettricità.

La lavorazione dell’alluminio richiede una grande quantità di energia. Per questo l’Alcoa nel 1995 aveva concluso un contatto con l’Enel che gli permetteva di usufruire di elettricità a tariffe fisse per i successivi dieci anni. Alla scadenza del contratto, dal 2006 l’azienda ha continuato a beneficiare delle tariffe privilegiate, grazie all’intervento dello Stato che gli rimborsava la differenza fra il prezzo ordinario e la tariffa storica.

La Commissione europea, esaminando il caso, aveva stabilito la legittimità dell’accordo Alcoa-Enel, in quanto conforme alle regole del mercato. Ma la normativa anti-trust europea considera illegali e anti-concorrenziali gli aiuti di Stato ricevuti a partire dal 2006. Per questo la Commissione ha richiesto all’Alcoa la restituzione del denaro pubblico, che secondo fonti sindacali ammonterebbe a 270 milioni di euro.

La multinazionale, che in Italia dà lavoro a circa 2500 dipendenti, ha pertanto decidere di bloccare la produzione e di presentare ricorso contro la decisione della Commissione. La chiusura dei due stabilimenti mette a rischio il posto di 1000 lavoratori dell’azienda e altri 1000 nell’indotto. Immediata la reazione degli operai che hanno occupato la sede di Portovesme, trattenendo i dirigenti all’interno della sala riunioni e chiedendo risposte immediate: «da questo momento nessuno entra e nessuno esce». «Rimaniamo qui sino a quando non troveremo un accordo, non il 25 ma subito. Ci aspettiamo che l’Alcoa accetti quello che ha offerto il governo e che blocchi la dichiarazione di fermata della produzione, perché se si ferma un solo giorno lo stabilimento di Portovesme è morto».

I recenti dati sulla disoccupazione dicono che nel 2009 i senza lavoro sono aumentati di un milione e mezzo di unità. Secondo l’Ocse, il tasso di disoccupazione continuerà a salire fino al 2011 e potrebbe sfiorare il tetto del 10%.

Fabio Tamburrini

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