DECRETO RONCHI, IL COMUNE DI BOLOGNA INSORGE. PROSSIMO PASSO LA CORTE COSTITUZIONALE

DECRETO RONCHI, IL COMUNE DI BOLOGNA INSORGE. PROSSIMO PASSO LA CORTE COSTITUZIONALE

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BOLOGNA, 19 NOV. – Il decreto Ronchi potrebbe essere impugnato dal Comune di Bologna, tramite la Regione, e portato davanti alla Corte Costituzionale.

L’assessore al Bilancio, Villiam Rossi, afferma infatti che è “un’ipotesi concreta. In ballo, oltre all’acqua, c’è la privatizzazione di era”. Il DL, in votazione al Parlamento, prevede la privatizzazione al 70 per cento o oltre delle aziende che gestiscono il servizio idrico pubblico. La società che gestisce acqua, rifiuti, gas e elettricità in Emilia Romagna e anche nelle Marche, Hera, è difatti a maggioranza pubblica. “Le due milioni di azioni possedute dai comuni e dai privati”, continua l’assessore Rossi “potrebbero essere deprezzate per l’immissione contemporanea sul mercato”. Vasco Errani, presidente della Regione, ha affermato che “valuteranno i profili di costituzionalità per decidere”.

Ieri in commissione comunale è stato ascoltato l’ad di Hera Spa, Maurizio Chiarini, sul piano industriale 2009-2013 della multi-utility. Se, però, dovesse entrare in vigore il decreto Ronchi, il piano potrebbe non arrivare a compimento, oppure potrebbe arrivarci, ma con un’altra gestione. Obiettivo del piano è incrementare la vendita del gas del 21 per cento, raddoppiare il numero dei contratti per l’energia elettrica, da 280mila a 480mila, e aumentare la quantità dei rifiuti smaltiti e di quelli utilizzati per generare energia elettrica.

Secondo Hera la raccolta differenziata dovrebbe passare dal 42 al 52 per cento, mentre la bolletta di Hera crescerà mediamente di 10 euro l’anno, da 552 a 605 euro per famiglia del 2013.

Nicola Lillo

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