BOLOGNA, DOPO LO ZECCHINO D’ORO TAGLI ANCHE ALLA RAI: OPERATORI OSCURANO I TG

BOLOGNA, DOPO LO ZECCHINO D’ORO TAGLI ANCHE ALLA RAI: OPERATORI OSCURANO I TG

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BOLOGNA, 14 NOV – Ieri mattina, presidio davanti alla sede regionale Rai. Tecnici, operatori e impiegati, in servizio proprio alla sede Rai di Bologna, per protestare hanno fatto sciopero. Rischiano tutti di essere tagliati fuori dalla Rai, compreso anche il Centro tv dell’Antoniano.

In una trentina sono stati a presidiare davanti alla sede regionale Rai in viale della Fiera, con simbolico blocco del traffico per pochi minuti.

Con la protesta si è voluto denunciare il ridimensionamento che l’azienda sta mettendo in campo, a partire dal reparto Ponti mobili, ossia i collegamenti satellitari, e per le riprese esterne. Il rischio è la chiusura. La Rai ha preventivato di chiudere questo settore, nonostante abbia “commesse e lavoro in abbondanza”.
Sei addetti di questo reparto, la scorsa estate, sono stati licenziati in tronco per motivi disciplinari. Oggi i sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Rsu) spiegano: “A prescindere dalla fondatezza dei provvedimenti disciplinari, l’azienda non può pensare di riorganizzare un settore in questo modo – dice Gianluca Barletta dell’Slc – Cgil – dopo aver preso tempo, a ottobre ci è stato detto che l’intenzione era quella di chiudere i Ponti mobili”.

Sui licenziamenti di quest’estate sono in corso i ricorsi legali e i sindacati parlano di una “continua pressione” sui rimanenti lavoratori del settore Ponti mobili, i quali sono colpiti da una pioggia di contestazioni e richiami disciplinari”.

I sindacati denunciano che si tratti di “un irrigidimento improvviso”, tra l’altro praticato solo a Bologna e non altrove.

A dare sostegno ai colleghi di Bologna sono venuti dalla Rai di Milano.

Grignanin anticipa il prossimo obiettivo della protesta: la trasmissione ‘Buongiorno regione’. Commenta: “Hanno assunto cinque giornalisti, mantenendoli tra l’altro con contratto a termine, ma solo un tecnico e un impiegato. Ce ne vorrebbero il doppio, se non avremo risposte ci batteremo per non farlo andare in onda”.

Dissapori anche a difesa dello Zecchino d’Oro e dell’Antoniano. Paolo Bergamaschi, uno dei tecnici del laboratorio, dice al riguardo: “E’ un patrimonio di Bologna ma anche di tutta la Rai, i frati dell’Antoniano lo hanno creato insieme alla Rai ma ultimamente di erano specializzati a livello tecnico ed erano autosufficienti e facevano tante produzioni. Improvvisamente, poi, la Rai ha deciso di chiudere il rubinetto e di tenere solo le Zecchino e la Festa della mamma e ha tagliato tutte le altre collaborazioni”.

Sempre Bergamaschi aggiunge: “Era una struttura altamente produttiva e tecnicamente molto specializzata, dalla sera alla mattina l’azienda non ha più voluto sfruttarla come aveva sempre fatto per 10-12 anni. E’ stata una scelta aziendale, cinque anni fa il direttore disse che il target era sopra i 35 anni”.

Rita A. Cirelli

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