Omicidio Marina Patriti, tre arresti. L’accusa è di concorso in omicidio volontario

Omicidio Marina Patriti, tre arresti. L’accusa è di concorso in omicidio volontario

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TORINO, 6 NOV. – Sono Maria Teresa Crivellari, 53 anni, residente ad Alpignano (Torino), ex amante del marito di Marina, Andrea Chiappetta, 37 anni, e Calogero Pasqualino di 27 anni, i tre arrestati, ieri mattina, con le accuse di omicidio volontario, sequestro di persona e occultamento di cadavere in relazione alla scomparsa di Marina Patriti, la donna, madre di tre figli, di Bruino, in provincia di Torino.
Marina Patriti era scomparsa il 18 febbraio scorso.

Al momento i tre sono sotto interrogatorio e non avrebbero confessato i reati che sono loro contestati. Per le 16.30 è prevista una conferenza stampa nella caserma del Comando Provinciale dei Carabinieri di Torino.

A spiccare l’ordine di custodia cautelare in carcere è stato il procuratore di Pinerolo (Torino), Giuseppe Amato.

Il fratello di Maria Patriti, Giovanni, è stato sempre contrario all’ipotesi di un allontanamento volontario della sorella: “Posso avere quasi la certezza che non si sia allontanata di sua spontanea volontà – aveva detto lo stesso Giovanni appena due giorni fa – ma non al 100% perché non abbiamo abbastanza elementi. Marina non avrebbe avuto motivo di andarsene: stava bene e non le mancava nulla. A volte con la fantasia si corre più in fretta che con la realtà, ma secondo noi è stata rapita”.

A propendere per questa tesi anche il marito Giacomo Bellorio, con cui in passato la Marina aveva vissuto momenti di crisi, ma adesso avrebbe confermato che nella coppia era tornato il sereno: “Non avevamo problemi, è stata una sparizione inaspettata. Non avrebbe mai lasciato i figli da soli, per questo non credo che si tratti di una scomparsa volontaria”.
Un biglietto e un sms inviato al marito in cui Marina Patriti sbaglia il sesso della bambina più piccola che lei aveva accompagnato al mattino all’asilo, forse questi elementi hanno tradito i tre arrestati e fatto insospettire gli inquirenti.

“Un particolare che lei non avrebbe mai sbagliato – sosteneva l’uomo – quindi non può essere stata lei a inviare il messaggio”.

Manlio Scimeca

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