DELITTO MEREDITH, RUDY GUEDE CONTINUA A DICHIARARE LA SUA INNOCENZA. IL LEGALE: “POTEVA SALVARLA”

DELITTO MEREDITH, RUDY GUEDE CONTINUA A DICHIARARE LA SUA INNOCENZA. IL LEGALE: “POTEVA SALVARLA”

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PERUGIA, 18 NOV. – Si proclama ancora innocente e cerca di far ancora luce su quanto accaduto in quei giorni. «Voglio far sapere alla famiglia Kercher che non ho ucciso nè violentato la loro figliola. Non sono quello che le ha tolto la vita»

Queste le parole di Rudy Guede, al concludersi di una dichiarazione spontanea fatta dall’uomo stamattina davanti alla Corte d’Assise di appello di Perugia, colui che è accusato per l’atroce omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher.

Guede ha rivolto tale dichiarazione all’avvocato Francesco Maresca, al quale ha anche chiesto di far sapere alla famiglia della vittima che «l’unica cosa della quale la mia coscienza deve rispondere e per la quale nessun tribunale potrà assolvermi» è quella di non aver fatto tutto il possibile per tentare di salvare la studentessa inglese.

L’uomo ha anche ricostruito la dinamica dei fatti di quella tragica sera, per la quale si dichiara ancora estraneo, e anche quelle precedenti e successive. Ha spiegato come si sono incontrati, ad una festa in discoteca il 31 ottobre 2007, durante la quale, la giovane Meredith gli avrebbe dato appuntamento la sera seguente.

«Le ho dato un bacino sulla guancia e poi le ho detto ‘ci vediamò» ha spiegato l’ivoriano.

Il racconto è proseguito, con la descrizione alla Corte della sera successiva, quando insieme a Meredith si recò nella casa di via Pergola dove conobbe Amanda, coinquilina della ragazza, e imputata del suo delitto assieme all’ex fidanzato Raffaele Sollecito.

«Mentre eravamo in casa – ha sostenuto Guede – Meredith cominciò a inveire contro Amanda. Dicendo: “I miei soldi, i miei soldi, non la sopporto piu”».

L’uomo ha poi raccontato dell’approccio avuto con la studentessa inglese, che non fu un rapporto sessuale. Dopo un quarto d’ora, si sarebbe poi recato in bagno, «ho sentito le voci di Meredith e di Amanda – ha riferito – che discutevano dei soldi venuti a mancare. Ho sentito solo “dobbiamo parlare” ma non mi sono preoccupato, perché pensavo fosse solo una discussione tra due ragazze che vivevano nella stessa casa. Mentre ero in bagno mi sono messo ad ascoltare musica da un i-pod, ma alla metà del terzo brano ho sentito un urlo fortissimo. Mi sono precipitato a vedere cosa fosse successo e in camera di Meredith ho visto una figura maschile. È stato un lampo e questa persona ha cercato di colpirmi. Sono indietreggiato e caduto in soggiorno. A quel punto ho sentito qualcuno fuori della casa che scappava e diceva “andiamo via, c’è un nero in casa”. Non ho avuto il coraggio di inseguirli, ma guardando fuori dalla finestra ho visto la sagoma di Amanda».

Guede ha quindi spiegato di essersi recato nella camera di Meredith e di averla trovata ferita mortalmente alla gola con un coltello, tantissimo sangue, e lui che cercava di tamponarle la ferita. «Meredith era agonizzante – ha sostenuto – e cercava di dirmi qualcosa, io le tenevo la mano. A quel punto sono entrato in uno stato di shock. Nella mia testa c’erano tanti perchè senza risposta. Ho avuto paura». Il giovane ha quindi affermato di essersi «ritrovato in Germania», dove venne poi arrestato, ma di non avere avuto «nulla da cui scappare». Guede ha poi descritto il suo ritorno in Italia. «Questo, signor giudice – ha affermato – è quanto ho vissuto. Non ho niente da nascondere e non sono un bugiardo. Chiudendo gli occhi vedo ancora rosso dappertutto».

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