DELITTO MEREDITH: UN CASO INTERNAZIONALE

DELITTO MEREDITH: UN CASO INTERNAZIONALE

Washington, 10 DIC. Hillary Clinton è intervenuta, in veste di Segretario di Stato USA, sulla vicenda Amanda Knox e, al riguardo, sembra non aver manifestato “alcuna preoccupazione” al governo italiano.

Dichiara di essere ben disposta e pronta ad incontrare chiunque abbia dei timori su come il caso sia stato gestito.

Questo è quanto abbia dichiarato Hillary Clinton qualche giorno fa alla ABC, durante un’intervista rilasciata al giornalista americano Georege Stephanopoulos, nel corso della trasmissione “The Week”. Durante l’intervista, il giornalista ricorda a Hillary Clinton come in questi giorni si è espressa la senatrice democratica Usa, Maria Cantwel, secondo la quale il processo di Perugia sia giunto ad una condanna della Knox con “una evidente mancanza di prove”. Secondo la Cantwell, la sentenza a suo avviso rifletterebbe un diffuso “antiamericanismo” da parte dell’opinione pubblica italiana. Così, Clinton commenta: “Onestamente non ho avuto tempo di prendere in esame la questione, sono stata completamente immersa in ciò che stiamo facendo in Afghanistan. Mi incontrerò con la senatrice Caldwell e con chiunque abbia una qualche preoccupazione, ma al riguardo non sono in grado di farmi alcuna opinione”. “Questo significa che non ha espresso alcun tipo di preoccupazione al governo italiano?” – le chiede il giornalista. E lei ribadisce: “No, affatto”.

La senatrice Maria Cantwell ha sostenuto di essere “rattristata per il verdetto” e di avere “seri interrogativi sul funzionamento del sistema giudiziario italiano” e sul fatto che “l’anti-americanismo possa avere inquinato il processo”. La senatrice, che rappresenta lo stato di Washington dove vive la famiglia Knox, ha ribadito che “non esistevano prove sufficienti per spingere una giuria imparziale a concludere oltre ogni ragionevole dubbio che Amanda fosse colpevole”.

Cantwell è assolutamente convinta che il processo ha messo in evidenza “una serie di difetti nel sistema di giustizia italiano”. La senatrice, inoltre, mette in luce il trattamento aggressivo dei poliziotti nei confronti di Amanda, il fatto che la giuria non sia stata tenuta in isolamento consentendo così ai giurati di leggere gli articoli spesso scandalistici sulla vicenda e “la negligenza mostrata dagli inquirenti nella raccolta delle prove”.

Sembrerebbe, difatti, che il mancato isolamento della giuria che ha poi condannato Amanda sia stato messo in evidenza da numerosi media americani, i quali sottolineano come l’accusa abbia dipinto nel corso del processo la ragazza americana come “promiscua e manipolatrice”, mettendo per giunta in evidenza sia “la sua mancanza di igiene” che ogni “possibile aspetto della sua vita sessuale”.

Gli esperti legali Usa accusano come “oltraggioso” l’atto che la giuria non sia stata tenuta in isolamento. Sostengono, inoltre, che i media italiani non abbiano fatto altro che pubblicare “montagna di spazzatura” in occasione del processo.

“Hanno condannato una persona che non esiste, una creatura artificiale. Hanno condannato ‘foxy Knoxy’, una ragazza promiscua che non esiste: questa non è Amanda” – sostiene Seattle Madison Paxton, amica di Amanda.

Sua zia Janet Huff ha dichiarato, davanti alle telecamere della Cnn, che i genitori della ragazza “sono devastati dal verdetto, è stato terribile vedere la gente fuori dal tribunale applaudire alla sentenza”.

La condanna di Amanda coinvolge non solo familiari ed amici, i quali hanno espresso disappunto ed incredulità dopo aver ascoltato il verdetto in diretta Tv. Ma anche l’ intera America dai media, a legali esperti, alla Senatrice Cantwell ad Hillary Clinton nutrono seri dubbi sulla natura del processo. I familiari hanno ritenuto rimanere in Italia, a turno, in attesa dell’appello: “Non lasceremo Amanda qui da sola”.

Rita A. Cirelli

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