Kylie Moore Gilbert, storia dell’accademica britannica prigioniera in Iran Trasferita in una famigerata prigione in Iran, nota per violazione dei diritti umani

Kylie Moore Gilbert, accademica britannico-australiana con studi a Cambridge e docente di Studi Islamici all’università di Melbourne, è prigioniera da circa due anni presso la prigione di Evin di Teheran, a seguito di una condanna a 10 anni di reclusione; la Repubblica Islamica la accusa di essere una spia. Tre giorni fa, trasferita in una remota prigione del deserto, Qarchak, conosciuta per la durezza delle condizioni in cui vivono i detenuti. La giovane donna avrebbe anche contratto il Covid-19.

KYLIE MOORE GILBERT, LE CONDIZIONI

Kylie Moore Gilbert, avvocatessa e premio Sakharov Nasrin Sotoudeh, che si è battuta in difesa dei diritti umani in Iran e contro la pena di morte, nell’ultimo mese non ha potuto parlare con la famiglia. Delle sue condizioni si è saputo qualcosa in più grazie a Reza Khandan, il marito.Non riesco a mangiare nulla. Mi sento così senza speranza, avrebbe detto Moore-Gilbert a Khandan, che ha raccontato del colloquio avuto con lei sulla sua pagina Facebook. “Sono così depressa. Ho chiesto agli ufficiali della prigione una scheda per chiamare ma non me l’hanno data. Sono riuscita a chiamare i miei genitori per l’ultima volta circa un mese fa”.

La giovane accademica ha sempre negato le accuse contro di lei e anche il governo australiano le ha definite prive di fondamento. All’inizio di quest’anno, una serie di sue lettere dal carcere in cui descrive l’isolamento, la mancanza di cibo o medicine, pubblicate da alcuni quotidiani, hanno suscitato indignazione nell’opinione pubblica australiana e britannica.

Il rappresentate speciale degli Stati Uniti per l’Iran, Brian Hook, ha descritto la prigione di Qarchak in cui è stata trasferita Kylie Moore Gilbert come uno dei due penitenziari in Iran dove si commettono violazioni di diritti umani. “La più grande prigione femminile dell’Iran, noto per le condizioni insopportabili. Aggressioni regolari e comportamenti inappropriati delle guardie carcerarie nei confronti delle donne, mancanza cronica di acqua, spazi di vita non salutari e un ambiente che consente lo stupro e l’omicidio”.

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