Sarah Hegazi, la bandiera arcobaleno continuerà a sventolare per lei Un'attivista lesbica egiziana si è uccisa, dopo essere stata arrestata e torturata

Ancora una storia legata all’assenza di libertà in un regime oppressivo come quello vigente in Egitto. Stavolta, purtroppo, è toccata a Sarah Hegazi, attivista per i diritti delle persone LGBTQI e delle donne. Domenica 14 giugno si è uccisa a Toronto, dove aveva ottenuto asilo all’inizio del 2018.

SARAH HEGAZI, LA SUA STORIA

L’anno prima Sarah era stata arrestata al Cairo per aver sventolato la bandiera arcobaleno durante un concerto. In carcere aveva subito abusi e violenze. Lo ha confessato in un articolo per il sito indipendente Mada Masr nel 2018, in cui ha parlato del fatto di essere stata sottoposta a elettrocuzione, ad aggressioni sessuali verbali e fisiche da parte di altre carcerate su incitamento degli agenti penitenziari e di essere rimasta in isolamento per giorni.

Nel gennaio del 2018, a Sarah era stata concessa la libertà su cauzione. Ma cadde in depressione, venne licenziata dal lavoro e ripudiata da alcuni membri della famiglia. Fuori dal carcere continuò a essere attaccata per il suo gesto, per il suo orientamento sessuale e per le sue idee. Temendo di poter essere nuovamente arrestata scappò in Canada, dove le venne concesso asilo politico. Poco dopo essere partita per il Canada sua madre morì, e il suo stato di salute peggiorò: soffriva di ansia e di attacchi di panico, iniziò a balbettare, tentò il suicidio due volte.

UNA STORIA CHE INSEGNA

Sarah non ha mai superato il trauma. Non ce l’ha fatta a reggere il peso della cattiveria. Non ce l’ha fatta a subire gli insulti, le occhiatacce, la privazione della propria libertà, l’umiliazione per essere semplicemente se stessa. In Egitto, come in molti altri posti, essere omosessuale rappresenta ancora una devianza psicologica, una perversione, un peccato. I membri appartenenti alle comunità LGBTQI sono ancora costantemente discriminati e marginalizzati, come se non gli fosse dovuta la possibilità di lottare per i propri diritti; come se fossero considerati, sempre e comunque, “diversi”. Sarah ha ceduto: ha vinto quel mondo cattivo. Lei si è tolta la vita e ha abbandonato questa terra così arida d’amore.

Ha lasciato, però, una lettera. Un vero e proprio testamento spirituale che dovrebbe toccare il cuore di ciascuno e portare alla riflessione più profonda sul tema dell’omosessualità, così tanto discusso. “Ai miei fratelli: ho cercato di trovare la redenzione e ho fallito, perdonatemi. Ai miei amici: l’esperienza è stata dura e sono troppo debole per resistere, perdonatemi. Al mondo: sei stato crudele, ma ti perdono”. Colpiscono proprio alcune frasi di questa lettera, che lasciano trapelare il senso di frustrazione, disperazione e tristezza di qualcuno che avrebbe voluto cambiare, almeno un po’, questo mondo, e non ci è riuscito. Un atto di coraggio, o forse semplicemente una resa. “Il cielo è più dolce della terra. E io ho bisogno del cielo, non della terra”. Ecco, Sarah ha preferito un’altra realtà: una in cui non si sentirà mai giudicata, una realtà in cui potrà finalmente trovare la pace che qui non le è mai stata concessa.

Alessandra Santoro

 

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