Malak al-Kashif, quanto è difficile essere transgender in Egitto Arrestata e abusata perchè transgender. La denuncia della diciannovenne al Ministero degli Interni egiziano

Malak al-Kashif ha sempre fatto del suo corpo uno strumento di lotta. E ha continuato a lottare. Quando è uscita dalla prigione in cui era stata rinchiusa, ha fatto ricorso al Ministero degli Interni. Nel marzo del 2019, infatti, la National security egiziana la portò via da casa sua a Giza. Arrestata con altre 70 persone accusata di terrorismo.

Durante i mesi di detenzione nella famigerata prigione di Tora al Cairo Malak al-Kashif ha subito ogni sorta di violenza da parte delle guardie del penitenziario. Un’esperienza, quindi, da incubo: “Sono stata oggetto di perquisizioni anali e abusi sessuali. Tenuta per mesi in una cella solitaria. Non avevo la possibilità di vedere nessuno, di ricevere visite dall’esterno”.

Malak al-Kashif

MALAK AL-KASHIF, LA SUA DENUNCIA

La sua denuncia al Ministero ha avuto un seguito quando, alla fine del luglio scorso, lo Stato l’ha rilasciata e lei ha messo la sua storia nelle mani dell’avvocato Amr Mohamed e della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf), la stessa che si occupa da quattro anni dell’assassinio di Giulio Regeni. In coro avevano chiesto che Malak trascorresse la sua detenzione in un carcere femminile, temendo ciò che poi si è verificato. Quando i suoi legali hanno presentato l’esposto contro il ministero degli Interni per quella decisione, la Corte amministrativa della capitale ha analizzato il suo caso e pochi giorni fa emesso il suo parere:

“Hanno bocciato il ricorso con una motivazione che la dice lunga. Non essendo io fisicamente in prigione in quel momento, non sussistevano i margini per un’indagine. In fondo me l’aspettavo, avrebbero fatto più bella figura nel dirmi “rigettiamo il tuo esposto perché sei una transgender e lo Stato non riconosce la tua esistenza”, invece di inventarsi una frottola simile. Essere una donna trans in uno Stato autoritario e patriarcale come l’Egitto è difficile. Anche nel resto del mondo le transgender sono esposte a discriminazioni, violenze e addirittura omicidi- Almeno, però, nei Paesi del ‘Primo mondo’ esistono leggi esplicite che le proteggono e le tutelano”.

La sua vicenda è stata oggetto di campagne di protesta in molti Paesi, tra cui l’Italia. Il 3 aprile 2019 alcuni parlamentari avevano presentato un’interrogazione parlamentare al ministero degli Esteri a proposito della detenzione della giovane transgender egiziana. Si chiedeva un intervento della Farnesina sul caso specifico e sulla condizione delle persone Lgbt in Egitto.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.