İbrahim Gökçek, Helin Bölek e Mustafa Koçak morti per difendere la libertà di espressione I tre musicisti della band Grup Yorum sono morti in seguito ad un lungo sciopero della fame

Gökçek Turchia – In Turchia la politica repressiva di Recep Tayyip Erdoğan è sempre più allarmante. L’esercizio dei legittimi diritti e libertà di associazione, riunione, espressione, informazione, difesa di minoranze e diritti umani è concretamente compromesso, anzi abolito. L’accanimento nei confronti dei giornalisti è tale che Ankara risulta essere il posto dove più vengono perseguitati e incarcerati i professionisti della stampa libera.Sono ancora tanti, infatti, i protagonisti di storie di ingiustizia e oppressione.

Per difendere la libertà di espressione e i diritti oppressi, i tre musicisti della band Grup Yorum hanno perso la vita. L’ultimo ad andarsene, lo scorso 7 maggio, è stato il bassista İbrahim Gökçek, morto a quarant’anni, e prima di lui avevano perso la vita, il 3 aprile, la cantante Helin Bölek, e poco dopo, il 25 aprile, Mustafa Koçak, anche lui cantante.

MORTI PER DIFENDERE LA LIBERTA’

Per protestare contro il governo, Gökçek, Bölek e Koçak avevano scelto la modalità dello sciopero della fame, molto utilizzato in Turchia dai dissidenti politici, e cominciato per tutti e tre nel giugno del 2019. Helin Bölek ha resistito 288 giorni senza mangiare e rimanendo in vita solo attraverso acqua e vitamine, Koçak si è spento dopo 297 giorni di sciopero della fame, e Gökçek ha perso la vita dopo 323 giorni. Il Grup Yorum era stato accusato dal governo di portare avanti attività legate al terrorismo, e per questo motivo, dal 2015, il governo aveva impedito alla band di suonare, e alcuni membri erano stati anche incarcerati con le accuse di appartenenza a organizzazioni terroristiche. Per interrompere lo sciopero della fame, i tre musicisti chiedevano che il governo turco revocasse il divieto di suonare e rilasciasse gli altri membri del gruppo ancora in carcere.

Erdoğan, lo scorso 5 maggio aveva concesso la revoca, e İbrahim Gökçek aveva interrotto il lunghissimo digiuno, facendosi ricoverare in ospedale a Istanbul: il bassista però era già allo stremo delle forze e,ormai in condizioni molto gravi, non ce l’ha fatta.

Turchia

Dieci giorni prima di morire, aveva scritto una lettera aperta, pubblicata dal giornale francese L’Humanité e poi tradotta in tutto il mondo.

TURCHIA, LA LETTERA DI IBRAHIM GOKCEK

“Mi chiamo Ibrahim Gökçek. Per 15 anni ho suonato il basso nel Grup Yorum. Il Grup Yorum, creato 35 anni fa da 4 studenti, ha una storia complicata come quella della Turchia. Questa storia ci ha portato a uno sciopero della fame fino alla morte per poter fare di nuovo concerti. Una di noi, la mia cara compagna Helin Bölek, è morta il 3 aprile, il 288° giorno di digiuno fino alla morte. Sono io che ho raccolto il suo testimone.

Forse vi chiederete ‘Perché i membri di un gruppo musicale fanno uno sciopero della fame fino alla morte? Perché scelgono un mezzo di lotta tanto spaventoso come il digiuno illimitato?’. La nostra risposta è nella realtà bruciante che ha portato Helin a sacrificare la vita a 28 anni. Quella che mi spinge a dissolvermi ogni giorno di più: siamo nati nelle lotte per i diritti e le libertà iniziate in Turchia dal 1980. Da allora abbiamo pubblicato 23 album per riunire cultura popolare e pensiero socialista. 23 album venduti in totale

per oltre 2 milioni di copie. Abbiamo cantato i diritti degli oppressi in Anatolia e in tutto il mondo. Tutto ciò che vivevano coloro che combattevano per i loro diritti, gli oppositori, coloro che sognavano un paese libero e democratico. Anche noi che cantavamo le loro canzoni, vivevamo le stesse cose: eravamo guardati a vista, imprigionati, i nostri concerti erano proibiti, la polizia ha invaso il nostro centro culturale e fracassato i nostri strumenti”.

L’ennesima, triste, storia in una Turchia oppressiva che uccide la libertà.

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