Foggia, sevizie su minori. Arrestate tre educatrici di una comunità di recupero

FOGGIA, 28 LUGLIO – Non passa mese negli ultimi anni in cui non si senta parlare di abusi e violenze su minori. Gli autori di queste angherie, come in questo caso, sono lupi vestiti da agnelli. Educatori, parenti, amici della famiglia delle vittime. Persone che sfruttano la propria posizione per commettere i propri crimini indisturbati.

La vicenda. Tre educatrici di una comunità di recupero di Rodi Garganico sono state arrestate questa mattina dagli agenti della squadra mobile. Si tratta di Antonia Silvestri, responsabile della struttura, della nipote Antonietta Silvestri, educatrice, e di Anna Maria Tozzi, coordinatrice. Il gip del Tribunale di Lucera, Ida Moretti, ha infatti accolto le richieste avanzate nei loro confronti dal sostituto procuratore Mara Flaiani.

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Le accuse. Le donne sono indagate per maltrattamenti su minori, sequestro di persona e lesioni aggravate. Aggravate dai futili motivi e dalla crudeltà. Le indagini, partite da un esposto anonimo, riguardano un periodo che va dal luglio 2009 sino ad aprile di quest’anno. Da quanto si apprende (fonte: Repubblica.it) i piccoli “erano costretti a rimangiarsi il vomito per punizione, e se osavano farsi la pipì addosso, cosa che accadeva spesso perché si trattava di bambini in preda al panico, venivano spinti con la testa nel water”. In altri casi “era stato chiesto a uno dei piccoli ospiti di picchiarne un altro in cambio di una sigaretta, mentre una bambina era stata costretta a camminare completamente nuda tra i maschietti e insultata pesantemente perché figlia di una prostituta”.

Le vittime hanno dai 4 ai 7 anni ed erano state affidate alla comunità “Il melograno” dopo esser state allontanate dalle loro famiglie. Bambini quindi ancora più fragili, perché già vittime di abusi o problematiche di estrema delicatezza.  Le donne, incensurate, hanno ottenuto gli arresti domiciliari. Contro di questi il probabile ricorso del Procuratore Capo Domenico Seccia che chiederà la detenzione in carcere.

Stefano Chessa

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