Umberto Veronesi: “Una scatola magica per sconfiggere il cancro”

Umberto Veronesi: “Una scatola magica per sconfiggere il cancro”

Umberto VeronesiMILANO, 31 MARZO – Integrare risonanza magnetica, ecografia e Tac in un unico sistema per una diagnostica precocissima e meno invasiva possibile: “Insieme a quelle del dna e dell’etica, lo sviluppo delle tecnologie di diagnostica per immagini è una delle tre grandi rivoluzioni, che hanno cambiato il volto della medicina e dell’oncologia nel secolo scorso” dichiara Umberto Veronesi dalle pagine del numero di Wired in edicola dal 31 marzo, che all’oncologo di fama internazionale e fondatore dello Ieo (Istituto Europeo di Oncologia di Milano) dedica la copertina.

“In oncologia la diagnostica è la carta vincente e sono fiducioso che un giorno avremo qualcosa come una ‘scatola magica’, capace di effettuare uno screening di tutto il corpo in pochi minuti” continua Veronesi. Se l’ipotesi di questa “scatola magica”, lungi dall’essere solo un sogno, è oggi scientificamente verificabile in clinica, lo si deve al lungo lavoro di ricerca avviato dallo Ieo in collaborazione con università e gruppi di ricerca italiani ed europei. Lo studio è finalizzato a valutare la capacità di tomografia computerizzata (Tac), ecografia e risonanza magnetica di rilevare i cambiamenti indotti all¹inizio della proliferazione tumorale. Perché le statistiche parlano chiaro: nove decessi su dieci sono causati dal diffondersi del cancro, quindi, per sconfiggerlo, bisogna trovarlo in tempo.

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“La Tac va bene per i pazienti a rischio e su organi specifici ma non si può pensare di utilizzarla per uno screening completo di tutta la popolazione, perché le radiazioni si accumulano esame dopo esame, con effetti deleteri per la salute nel lungo termine”, aggiunge sempre dalle pagine di Wired Massimo Bellomi, primario di radiologia allo Ieo. D’altro canto, se lo svantaggio della risonanza magnetica rispetto alla Tac è sempre stato il tempo di acquisizione delle immagini (mezz’ora contro qualche minuto), grazie al sistema ³TimCT Oncology² Siemens, è oggi possibile acquisirle rapidamente e in modo continuato. Ma non è tutto. Alla fine degli anni ’80, il francese Denis Le Bihan trovò il modo di utilizzare i normali macchinari della risonanza magnetica anche per analizzare la diffusione dei liquidi nel corpo umano grazie a una tecnica, nota come Dwi (Diffusion-weighted imaging) che, in anni più recenti, è stata affinata per diagnosticare tumori, determinarne lo stadio di avanzamento e monitorare l¹efficacia di trattamenti farmacologici. “Con l’arrivo della Tim-CT Oncology” dice a Wired Giuseppe Petralia, responsabile degli studi clinici con risonanza magnetica “potevamo ridurre notevolmente i tempi di acquisizione, quindi abbiamo cominciato a pensare seriamente alla possibilità di affiancare la Dwi alle tradizionali immagini morfologiche, per uno screening a radiazione zero”.

Oggi la risonanza magnetica offre nuove speranze e le ricerche dello Ieo potrebbero diventare decisive, anche se uno screening di tutta la popolazione è ancora impensabile, sia per il costo ( quello di un esame di tutto il corpo con risonanza e analisi di diffusione si aggira sui 1400 euro), sia perché i meccanismi di crescita dei tumori si conoscono ancora poco, e non si può prevedere con precisione il grado di malignità delle lesioni per decidere quando e come intervenire. Le innovazioni degli ultimi decenni, dai supercomputer a Internet, rappresentano un¹occasione unica per accelerare l’arrivo di nuove terapie: “Se usiamo la metafora della barca a vela, ogni ricercatore è un membro dell¹equipaggio, che deve avere un ruolo preciso e lavorare con gli altri per raggiungere gli obiettivi comuni”, conclude Bellomi. “A noi dirigenti spetta il compito di interpretare le informazioni e ‘cambiare rotta’ a seconda dei risultati. Purtroppo, con il cancro è come navigare di notte, quando la visibilità è poca e bisogna affidarsi alla strumentazione.” Lo screening basato su risonanza magnetica potrebbe diventare il radar che ci guiderà nella regata contro i tumori. Una sfida all¹ultima boa che gli oncologi sono decisi a vincere.

 

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