Rissa tra Vendola e Grillo su Saviano

Rissa tra Vendola e Grillo su Saviano

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BOLOGNA, 25 NOV. – Non bastassero gli innumerevoli indizi seminati dalla maggioranza, anche nell’opposizione cominciano a moltiplicarsi i sintomi di elezioni imminenti. Beppe Grillo, che da mesi si dissocia dal centro-sinistra, rigettando qualsiasi ipotesi di arruolamento, stavolta va oltre. E litiga con l’amico Vendola, papabile leader della nuova alleanza. A far scoppiare la polemica tra i due, un giudizio al veleno del comico su Saviano:” Roberto Saviano, per carità, è bravissimo. Ma “Vieni via con me” è un programma Endemol. E di chi è la Endemol? Di Silvio Berlusconi. Dunque quando Saviano fa audience, a guadagnare è il Cavaliere. Se poi ci aggiungiamo che Saviano lancia accuse a destra e a manca, senza però fare mai mezzo nome, è facile capire perché Silvio goda come un riccio”. Ammesso e non concesso che il Cavaliere abbia goduto, secondo la visione grillina, lo scrittore napoletano sarebbe quantomeno uno sprovveduto. Il fondatore del Movimento cinque stelle ignora, tuttavia, che, data l’enormità del conflitto di interessi del “biscione”, un boicottaggio integrale assumerebbe i contorni del masochismo professionale.

Deve averla pensata allo stesso modo Nichi Vendola, il quale non ha digerito l’ennesimo anatema grillino; dai microfoni di “Sky tg24” non le manda a dire: ” Quella di Grillo è una deriva di integralismo. E si tratta, a mio parere, di un fenomeno piuttosto preoccupante: perché se ciascuno sente di possedere il metro per giudicare, si finisce in una sorta di giudizio universale permanente. Insomma – conclude Vendola – io penso che la politica sia il campo della verità con la “v” minuscola, ma se qualcuno pensa di avere sempre la verità con “v” maiuscola, è chiaro che finisce poi per sentirsi Savonarola.

Parole di fuoco, cui segue immediata la replica del comico genovese, che ammette una sola analogia con l’eretico messo al rogo: l’uso della parola. “Con la differenza che io la uso in Rete, la faccio viaggiare con Internet. Dove non ci sono padroni. E dove il consenso è incontrollabile. Se dici cose giuste, oneste, ti dicono che hai ragione e che sei perbene. Se fai il furbo, ti scoprono dopo mezzo secondo. Un modo di procedere, mi rendo conto, che Vendola, purtroppo, non può capire”. L’ottimismo di Grillo, che sottovaluta l’ambiguità di un mondo dove il confine tra vero e falso spesso manca, non sfuma i contorni della polemica. E a chi gli chiede se tanta acrimonia sia dovuta a questioni di concorrenza elettorale, ride in faccia: “Ah ah ah! Ma che dice? Ma di quale elettorato parla? Noi siamo un popolo che sta lì, in Rete”. Sarà, ma prima o poi anche gli internauti si staccheranno da schermo e tastiera per recarsi alle urne. E lì, indubbiamente, qualcuno di loro sfoglierà la margherita. Se fino a qualche tempo fa, infatti, Beppe Grillo rappresentava per molti elettori del centro-sinistra l’ultimo fiore da cogliere in un panorama lunare, da un po’ la primavera si è incarnata nei toni dolci ed evocativi del verbo di Nichi. Si sa, due galli in un pollaio fanno fatica a stare. E se, tra i due, divergenze politiche esistono sui temi dell’immigrazione (Grillo ha una posizione molto pragmatica e nazionale), dei diritti civili (Grillo non ne parla quasi mai; per Vendola sono una priorità), molte, peraltro, sono le affinità. Entrambi, infatti, battono molto su ecologia, legalità, moralità ed internet libero. Così, le simpatie di un tempo soffocano nell’agone politico. Beppe continua la sua battaglia antisistema, senza riuscire a togliere l’etichetta rossa dal Movimento cinque stelle. Nichi prova ad accreditarsi come il profeta di una rivoluzione “tranquilla” e possibile.  Una cosa è certa: tra i due litiganti non godrà il PD.

Antonio Del Prete

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