Vieni via con me, Benigni da urlo nella macchina del fango di Saviano

Vieni via con me, Benigni da urlo nella macchina del fango di Saviano

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BOLOGNA, 9 NOV. – Questo programma non s’ha da fare. E invece no, Vieni via con me va in onda su Rai Tre, dopo un consistente ritardo, aprendo con diverse testimonianze di realtà generanti disagio in Italia per poi proseguire accompagnati da Saviano in una visione a rischio della nostra attuale democrazia.

Tra le tante storie che ci sarebbero da raccontare vengono prese quelle di una suora, una precaria e l’attrice Angela Finocchiaro: le tre donne parlano dell’articolo 18, operano un resoconto dei lavori svolti per poterse sostenere i costi degli studi per la laurea e danno voce ad una lettera scritta da una signora toscana di 88 anni che ha creduto in un’Italia diversa, migliore e continua a farlo.

La parola passa ai due conduttori che si dilungano in un discorso complice e puramente allusivo all’attualità: Fazio parla di quelle prostitute presenti a Pompei prima dell’eruzione, le ragazzette che influenzavano le scelte politiche di uomini potenti, “ma poi è venuta l’eruzione ed è crollato tutto…ma continua a crollare ancora adesso”. E così Saviano interviene incentrando il suo intervento su quella macchina di fango che sta mettendo la democrazia in una situazione pericolosa. Una macchina vorace, un meccanismo innescato attraverso la diffamazione. L’autore di Gomorra cita i casi Boffo e Caldoro, non risparmiandosi sulla vicenda di Montecarlo che ha visto coinvolto il Presidente della Camera Gianfranco Fini.

La dinamica è semplice: la diffamazione non è inchiesta, è volta a demolire l’immagine della persona presa di mira per mezzo di una sola argomentazione, costruita contro di essa ed usata fino allo sfinimento. Ed ecco che arriva il nocciolo della questione: la paura delle conseguenze innescate dall’eventualità del fenomeno diffamatorio blocca chi vuole esprimere il suo parere discordante. Si sta parlando del principio del pluralismo e del rispetto della dignità umana, costituzionalmenti protetti ma pubblicamente violati. E così chi voleva scrivere ci pensa due volte: tanto siamo tutti sporchi.

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Saviano parla di un’illusione di uguaglianza a cui veniamo abituati, non riuscendo più a cogliere quelle differenze che descrive come fondamentali. Un monologo articolato e d’impatto quello a cui si è abbandonato, parola dopo parola viene smitizzata una realtà, questa realtà, mostrandone gli acciacchi e le contraddizioni. Una decostruzione che non si accontenta di lasciare macerie, ma che si presenta come mediazione verso una fase successiva di consapevolezza e voglia di libertà.

La puntata vede anche l’ospitata di Roberto Benigni che nel suo “monologo segreto” si rivolge al Presidente del Consiglio ironizzando sui recenti scandali sessuali che lo coinvolgono. Si è poi sistemato col microfono e ha intonato una canzoncina diretta a Silvio.  La trasmissione si è poi conclusa con il “resto qui/vado via” dei due conduttori, ovvero due opposte prese di posizione spiegate con diverse motivazioni. Resto qui perché sono italiano, tra le altre. Tendiamo di dimenticarlo sempre più spesso, con il rischio che diventi un elemento di corredo alla stesura della nostra personalità.

Virginia Liverani

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