Dopo il crollo, il ministro della Cultura si difende: “Se mi sentissi responsabile mi dimetterei”

Dopo il crollo, il ministro della Cultura si difende: “Se mi sentissi responsabile mi dimetterei”

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POMPEI, 7 NOV. – Crolla tutto. Un’espressione che ultimamente ci fa particolarmente compagnia. Questa volta, però, di metaforico non c’è nulla. Le pareti della Schola Armaturarum Juventutis Pompeiane, la Domus dedita al deposito di armature e all’allenamento degli antichi atleti di Pompei, hanno ceduto. E così il museo all’aperto più grande del mondo diventa anche uno dei più trascurati. Ma c’è chi, come il sindaco Claudio D’Alessio, parla di “crollo annunciato”. Pare infatti che il tetto della struttura, in seguito a bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale, sia stato ristrutturato negli anni cinquanta con del materiale inadeguato quale il cemento armato. Condizione non sufficiente ma alquanto precaria alla quale si sono sommate le infiltrazioni di acqua dovute alle recenti piogge, la posizione della Domus presso un terrapieno e l’incuria di cui la zona è stata oggetto. Un’ipotesi confermata anche dall’ex sovraintendente Giuseppe Proietti. Un insieme di fattori a rischio che ha portato all’unico esito prevedibile. Ma le vere ragioni sono altre.

Esistono persone e responsabilità dietro quanto successo. Pompei ha un consistente problema di scarsità dei fondi, per non parlare della mancanza di un sovraintendente a tempo pieno e quindi di una ricognizione dello stato di fatto delle rovine. Tra gli ultimi commissari che si sono susseguiti viene preso ad esempio Fiori il quale aveva stanziato due milioni di euro per la realizzazione di una fabbrica del Duomo con 20/30 operai pronti ad intervenire. Ma molti dei fondi destinati al restauro sono andati persi, non venendo quindi avviato. Un tentativo di soluzione degno di nota ma inefficace senza fondi governativi e figure manageriali. Al tutto si aggiunge il problema dell’assenteismo dei custodi e dell’abusivismo delle guide turistiche. Bondi interviene ribadendo la necessità di risorse destinate alla salvaguardia del nostro patrimonio artistico-culturale, oltre che di figure professionali nuove. Questo sarebbe infatti l’oggetto della nuova riforma che ha intenzione di presentare: una separazione tra sovraintendenti (esclusiva funzione di tutela) e nuovi mangaer specializzati nella gestione di musei e aree geologiche. Argomentazioni non ben accolte da alcuni esponenti del Pd quale la deputata Luisa Bossa che rivendica a Bondi una mancata considerazione del pericolo, avendo egli sottovalutato l’allarme. Critica a cui partecipa Legambiente Campania che individua il vero problema nei continui tagli alle risorse umane operati dal Governo.

Nel frattempo a Pompei la Domus è stata chiusa al pubblico e il percorso turistico ha subito una deviazione. La gente continua a fluire e i biglietti ad essere venduti. Il Presidente della Repubblica Napolitano parla di “Vergogna per l’Italia”, Bondi risponde minacciando le dimissioni nel caso in cui si dimostrasse responsabile e fino a qualche giorno fa Tremonti se ne usciva con frasi del calibro di “Con la cultura non si mangia.” E allora assistiamo pure a crolli sempre più fragorosi: un paese senza cultura è un paese morto. E i morti, si sa, non hanno bisogno di mangiare.

Virginia Liverani

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