25 APRILE, SINDACO LEGHISTA DICE NO A “BELLA CIAO” . ESPLODE PROTESTA DEI PARTIGIANI

25 APRILE,  SINDACO LEGHISTA DICE NO A “BELLA CIAO” . ESPLODE PROTESTA DEI PARTIGIANI

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TREVISO, 21 APR – Italia Paese di canzonette: si fa fatica a smentire lo stereotipo se è sufficiente una canzone di 50 anni fa per scatenare un putiferio fra le opposte fazioni politiche.

A far scoppiare la polemica è stata una decisione di Giovanni Azzolini, sindaco leghista del comune di Mogliano Veneto, in provincia di Treviso. Il primo cittadino ha infatti vietato alla banda cittadina di eseguire “Bella Ciao” in occasione dei festeggiamenti del 25 aprile, invitando i musicisti locali a suonare la Canzone del Piave.

Immediate le proteste dell’Associazione Nazionale Partigiani: «Non mi da fastidio che suonino il Piave, o “la bella Gigogin” ma si faccia anche “Bella Ciao”; è una canzone di tutti – commenta Maurizio Beggio, presidente della sezione moglianese dell’Anpi – non stiamo mica chiedendo “Fischia il vento”». Secondo lo stesso Beggio e molti altri, l’opposizione alla canzone partigiana sarebbe dovuta semplicemente a ragioni politiche: troppo politicizzata; troppo di sinistra.

Ma il sindaco smentisce: «L’Anpi dice che non è giusto suonare la Canzone del Piave e vuole “Bella Ciao”, ma mi chiedo cosa c’entri. La Banda – afferma – deve eseguire brani istituzionali e Bella Ciao non è certo riconosciuta negli inni nazionali». E per porre fine alle polemiche, lo stesso Azzolini, che oltretutto è anche lui membro dell’Anpi, apre all’esecuzione di “Bella Ciao”: «Certo, se l’Anpi me lo richiede in via ufficiale, non sarò contrario a far suonare alla banda questa canzone. Io non ho tolto nulla, a livello istituzionale questo non è un canto da protocollo. Per tradizione si suona sempre “La canzone del Piave”, perché siamo molto legati alla Terza Armata è partita proprio da questo comune, che ne custodisce il ricordo in maniera molto gelosa».

Sono solo canzonette. Eppure qualcosa vorrà dire se a un anno dal 150° anniversario dell’Unità d’Italia basta una canzone per spaccare ancora una volta a metà il nostro Paese.

Fabio Tamburrini



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