INCHIESTA MEDIASET, GIUDICI INVIANO ATTI ALLA CONSULTA. PROCESSO SOSPESO PER TUTTI GLI IMPUTATI

INCHIESTA MEDIASET, GIUDICI INVIANO ATTI ALLA CONSULTA. PROCESSO SOSPESO PER TUTTI GLI IMPUTATI

MILANO, 21 APR. – Ancora un colpo di scena al processo mediaset. I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano hanno trasmesso alla Consulta gli atti del processo per i diritti televisivi. A questo punto il procedimento risulta essere è sospeso per tutti gli imputati fino alla decisione dell’organo istituzionale. La decisione dei giudici è stata fortemente spinta dal pm Fabio De Pasquale, che rappresenta la pubblica accusa nell’ambito del procedimento che coinvolge l’azienda del premier Silvio Berlusconi. Per i magistrati la legge sul legittimo impedimento doveva essere varata con iter costituzionale e per questo è illegittima.

I giudici ritengono la nuova legge in violazione dell’articolo 138 della Costituzione (quello che regola la revisione delle leggi costituzionali) in quanto la norma “introduce una prerogativa diretta a tutelare non il diritto di difesa ma la carica istituzionale”. Proprio per questo la legge doveva essere approvata seguendo l’iter costituzionale e non, come invece è stato fatto, con percorso legislativo ordinario. Un’argomentazione per certi versi già usata dai giudici della decima sezione del Tribunale di Milano i quali, venerdì scorso, avevano disposto la trasmissione degli atti alla Consulta già nell’ambito del processo per la vicenda Mills che vede imputato il solo Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari.

Per i giudici della prima sezione del tribunale di Milano la legge sul legittimo impedimento “per la sua ampiezza e indeterminatezza”, introduce “una presunzione assoluta di impedimento genericamente collegata allo svolgimento di funzioni governative da parte dei soggetti indicati”. Questo fa “venire meno per il giudice qualsiasi possibilità di accertare la sussistenza in concreto dell’impedimento a comparire dell’imputato, inteso come assoluta impossibilità legata a un fatto contingente e non già a uno status permanente”. L’interpretazione proposta dal pm De Pasquale, secondo il quale spettava al Giudice valutare l’assolutezza o meno dell’impossibilità a comparire, “non può pertanto essere condivisa”. Da qui la decisione di sospendere il processo, mentre il pm chiedeva proseguisse, e di trasmettere gli atti alla Consulta. “Attendiamo serenamente il giudizio della Corte costituzionale”, ha commentato il Ministro della Giustizia Angelino Alfano. “Noi non la pensiamo in questo modo – ha detto il Guardasigilli – perché abbiamo approvato una legge ordinaria”.

Davide De Stavola
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