LA VENDETTA DI PRODI: PARTITO DEMOCRATICO DA RIFONDARE CAMBIANDO LEADER, DIRIGENTI E STRUTTURA

LA VENDETTA DI PRODI: PARTITO DEMOCRATICO DA RIFONDARE CAMBIANDO LEADER, DIRIGENTI E STRUTTURA

[ad#Juice Banner][ad#Juice Overlay]

BOLOGNA, 12 APR. – Nel Partito democratico accadono eventi straordinari. C’è chi trasforma la rendita di voti in acqua, che poi puntualmente evapora in tempi brevissimi. In tal senso, non è forse neanche il caso di ricordare l’ottimo risultato raggiunto nel 2008 (sbagliando, tuttavia, completamente la strategia), rapidamente eroso dai mesi inflessibili. Come un improvvisato imprenditore senza arte né parte, armato di felpate e suadenti parole, Veltroni convinceva la banca elettorale della sinistra a finanziare il grandioso progetto di battere il principale esponente della parte avversa. Il fallimento costava a lui l’ipoteca sulla segreteria scalata a furor di popolo, e al PD il ritiro immediato del fido, subito risparmiato sotto il solido, ma un po’ scomodo materasso dipietrista. Vinte, così, le regole della fisica “politica”, le quali non prevedono che un partito vaporizzi tanti consensi al gelo dell’opposizione, il PD abbracciava una nuova quanto impossibile sfida: fondere il dogma della risurrezione cristiana con i concetti della psicanalisi freudiana.

Difficile spiegare diversamente le alterne vicende di Romano Prodi, ispiratore e padre dei democratici, tolto rapidamente di mezzo dai figli, e dimenticato. Come in un sequel di un brutto film, il Professore, di tanto in tanto, decide di apparire in resurrezioni politiche per prendersela con quel “Bruto” di Edipo. Il quale incarna i mille volti dei pargoli ingrati, che fecero lo sgambetto al padre per affossare, col de cuius, le tristi e fresche memorie di un governicchio disossato. Ora che gli anni hanno sbiadito sulle foto i volti di Mastella, Rossi e Turigliatto, ora che le cronache progressiste narrano le “gesta” dell’invincibile maligno di Arcore, il cappotto delle imprese prodiane assume messianiche proporzioni. E da buon “messia”, il cattolico adulto, trova giusto resuscitare, facendo rotolare il masso del sepolcro popolare cinese sui già vessati capi di figli e figliastri: Veltroni, D’Alema, Bersani

Lento ma inesorabile, Prodi affonda colpi precisi e pesanti, denunciando come “la struttura del partito stesso sia diventata fortemente autoreferenziale, con rapporti troppo deboli con il territorio e con problemi quotidiani degli italiani, messi in secondo piano dai ristretti obiettivi dei dirigenti e delle correnti”. Un PD, dunque, da radere al suolo e reimpostare su base rigorosamente regionale: “Penso quindi a un esecutivo del partito formato esclusivamente dai segretari regionali, senza le infinite code di benemeriti e aventi diritto, compresi gli ex segretari del partito e gli ex presidenti del Consiglio”. Ogni riferimento a Veltroni e D’Alema pare puramente voluto. L’attacco, tuttavia, è diretto alla segreteria Bersani, leader di un partito incapace, per volontà e possibilità strutturali, di esprimere una forte leadership. D’altronde, se così non fosse, il segretario democratico non si sarebbe affrettato a rispondere al Professore sulle pagine dello stesso quotidiano (Il Messaggero) sul quale era stata verbalizzata l’invettiva. Un intervento difensivo, quello di Bersani, che si conclude con un ringraziamento al padre dell’Ulivo: “Con l’occasione voglio ringraziare Romano Prodi per il contributo che continua a darci”. Poche e rapide parole per adempiere ad un antipatico obbligo. Un’ipocrita cortesia, piena di rispetto e di timore, come quando ci si rivolge ai fantasmi che turbano il sonno.

Antonio Del Prete

[ad#Juice 300 x 250] [ad#Juice 300 x 250]

Leave a Reply

Your email address will not be published.