LA LEGA REGALA SAPONE PER LAVARSI LE MANI DOPO AVER TOCCATO UN IMMIGRATO

LA LEGA REGALA SAPONE PER LAVARSI LE MANI DOPO AVER TOCCATO UN IMMIGRATO

MILANO, 22 MAR. – Che la Lega Nord fosse un partito xenofobo, che campa sull’odio verso gli altri e che predica divisione (la via più facile) piuttosto che integrazione, già lo si sapeva, anzi, dopo che la bandiera secessionista è diventata inopportuna – dato che il partito è attualmente al governo dello stato unitario – e dopo che il federalismo, lasciato ogni orpello propagandistico e mitologico, ha mostrato il suo vero volto riducendosi a questione “fiscale”, alla Lega non restano più molte carte da giocare se non, appunto, quella dell’odio razziale. E allora si arriva ad insistere su tale movente nella dissennata ricerca di consenso che, purtroppo, non viene meno. La mamma degli imbecilli è sempre incinta, si sa, e allora, ravana ravana, gli imbecilli li trovi sempre e, quel che è peggio, li trovi sempre pronti a mobilitarsi e fare danni.

Sembra impossibile, ma deve essere così se un manipolo di militanti leghisti non ha trovato niente di meglio da fare che distribuire saponette per “lavarsi le mani dopo aver toccato un immigrato“.

L’episodio, accaduto a Sansepolcro e in altri paesi della provincia di Arezzo, è di un paio di giorni fa, ma, complice il week-end, ha rischiato di passare un po’ sotto tono o, peggio, inosservato, cosa che proprio non si addice a situazioni di tale gravità.
La propaganda messa in piedi dalla Lega, infatti, configura un vero e proprio crimine, quello di istigazione all’odio razziale, in quanto rappresenta un tentativo di veicolare il messaggio – purtroppo antropologicamente sempre efficace e devastante – che a prescindere da ciò che Tizio o Caio hanno effettivamente fatto, detto o omesso di dire, essi vadano condannati (e magari puniti) per il semplice fatto di appartenere ad una certa etnia, di avere un determinato status sociale o di parlare una certa lingua: in pratica razzismo allo stato puro!

Infatti, la cosa più deleteria e assurda, ma incomprensibilmente efficace, del razzismo, è la sua capacità di categorizzare e di prescindere dalle azioni e dalle “voci” dei singoli individui facendone, appunto, delle semplici categorie: se inizio a disprezzare i poveri perché ritenuti antropologicamente incapaci di vivere una vita degna di questo nome, non avrò difficoltà a riconoscerli nei loro vestiti logori e nei loro miseri averi demodé; allo stesso modo, se mi dicono di odiare un nero perché inferiore, non avrò difficoltà a riconoscerne uno tra la folla, in quanto la distinzione si basa sull’unica cosa che egli non si può togliersi di dosso, la propria pelle.
Così un immigrato, il cui status è presto palesato dal colore della pelle, dalla lingua o dall’accento, dai costumi o dagli usi che si porta inevitabilmente appresso, può facilmente diventare, grazie a leghisti e razzisti di ogni sorta, il facile bersaglio di una campagna d’odio indiscriminata.

Purtroppo, a causa dell’ignoranza razzista, l’ “appartenenza” etnica dello straniero, la sua “identità” culturale o religiosa – cosa che probabilmente, alla stregua dell’identità rivendicata dai leghisti, lo fa sentire ancora parte di un tutto (seppur lontano) e gli fornisce una certa intima sicurezza – diventa, allo stesso tempo, il maggior pericolo personale di fronte ad un mondo esterno che gli è ostile. Quella sua sicurezza privata, ritrovata nell’odor di casa e nelle piccole cose che ancora gli ricordano chi è e da dove viene, si trasforma nel peggior pericolo, perché lo distingue come straniero, come diverso e, nelle teorizzazioni leghiste, come inferiore: un subumano, un animale sporco il cui contatto potrebbe causare pericolose infezioni.

Non ci sono parole per definire questa cultura barbara e incivile, una cultura purtroppo sempre uguale a se stessa nei secoli dei secoli, ma non per questo meno odiosa. Una cultura che, catastroficamente presente nella memoria storica più recente, è stata assimilata addirittura ad un reato, quello appunto di istigazione all’odio razziale. Un atto che, prima ancora di tramutarsi in violenza fisica vera e propria, viene sanzionato perché ne viene riconosciuto il sicuro esito nefasto.

Speriamo che il Ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, voglia esemplarmente condannare un gesto tanto misero e tanto ignobile, nonostante venga da esponenti del suo stesso partito, come chiesto dal portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando e dal capogruppo alla Provincia di Arezzo della Federazione della Sinistra Alfio Nicotra, il quale esplicitamente (si)chiede: “Il ministro dell’Interno Maroni che deve applicare la legge che vieta l’apologia e la diffusione del razzismo cosa aspetta ad allertare le forze dell’ordine per porre fine a questa vergogna?”

di Stefano Spillare

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