MONZA, SENTENZA CONFERMATA PER LA SUPPLENTE HOT DI MATEMATICA

MONZA, SENTENZA CONFERMATA PER LA SUPPLENTE HOT DI MATEMATICA

MONZA, 1 FEBB – Sono state confermate lo scorso dicembre le due sentenze di condanna, in primo e in secondo grado a livello penale, nei confronti della supplente molisana

accusata di violenza sessuale nei confronti di alcuni suoi alunni di terza media. La Corte di Appello ha ridotto la pena da 34 a 28 mesi. Lo ha ricordato il legale della famiglia di uno degli studenti, l’avvocato Maurizio Bono, dopo che Il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo in cui si sostiene che la Corte dei Conti abbia definito una condanna sbagliata. «Sulle responsabilità della supplente non ci sono dubbi, anche se per la sentenza definitiva occorre aspettare la Corte di Cassazione, alla quale dovrebbero essersi rivolti i legali dell’insegnante», spiega Bono, intervistato dall’Ansa.

La vicenda risale al novembre 2006 e si svolse nella scuola media Segantini di Nova Milanese, vicino Monza. La supplente di matematica, all’epoca 33enne, era stata sorpresa da una collega in “atteggiamenti inequivocabili” con cinque studenti: lei era vestita, i ragazzi avevano i pantaloni abbassati. L’insegnante si difese sostenendo di essere caduta vittima di una trappola organizzata dallo studente più grande, un quindicenne, che si presumeva avesse una relazione con la donna. Quello era, comunque, il suo ultimo giorno di supplenza e la donna tornò a Pietracatella, il suo paese d’origine in provincia di Campobasso.

Nel frattempo, i genitori degli studenti coinvolti, sporsero denuncia per far proseguire l’iter giudiziario e i vari accertamenti. Nel 2007 c’è stata la prima sentenza di condanna, dopo la quale l’insegnante è ricorsa in Appello e ha visto la pena ridotta di qualche mese. Anche la scuola ha mosso una causa per i danni di immagine subìti, chiedendo un risarcimento di 4 mila euro. La Corte dei Conti ha ritenuto “scarsamente attendibile il racconto dei ragazzi, dei quali la supplente sarebbe stata in realtà la vittima”, scrive Il Corriere della Sera. «Ci sono due sentenze con le quali è stato riconosciuto l’impianto accusatorio – commenta l’avvocato Bono – Due tribunali non hanno avuto dubbi su come si siano svolti i fatti e sulla responsabilità della supplente».

Mara Monfregola

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