CASO MARRAZZO, LE VERITA’ SUPPOSTE DI NATALIE E BRENDA. RICATTO DAI PRIMI MESI DEL 2009

CASO MARRAZZO, LE VERITA’ SUPPOSTE DI NATALIE E BRENDA. RICATTO DAI PRIMI MESI DEL 2009

BOLOGNA 2 NOV. – Il ricatto a Piero Marrazzo sarebbe cominciato prima del 3 luglio. Interrogato dai carabinieri del Ros, il transessuale “Brenda” racconta infatti a verbale di incontri “nella casa” del Governatore nei “primi mesi del 2009”. Un appartamento che “Brenda” indica nella zona di via Cortina d’Ampezzo e dunque – come gli inquirenti hanno verificato – non la casa della famiglia Marrazzo (una villa a Colle Romano, sulla via Salaria). Qui, a dire di Brenda, il Governatore viene “fotografato” durante incontri cui partecipa anche “Michelle”, l’altro transessuale che Marrazzo aveva preso a frequentare durante un soggiorno in Brasile di Natalì.

E con le foto, viene anche girato un secondo video (precedente quello del 3 luglio) di cui già esiste traccia nelle testimonianze confidenziali raccolte dal Ros. Michelle, sostiene Brenda, “è da tempo a Parigi”. Avrebbe portato con sé quelle foto e, forse, anche il filmato (che pure i carabinieri stanno cercando). Della “casa” nella zona della Cortina d’Ampezzo – “un palazzo sorvegliato da un uomo della vigilanza” – parla del resto anche Natalì, che quel luogo conosceva bene per “esserci stata altre volte nel tempo”. Nel secondo dei suoi verbali, il transessuale brasiliano ammette infatti di aver raggiunto lì il Governatore quello stesso 3 luglio, dopo l’irruzione e dopo che Marrazzo aveva lasciato sconvolto via Gradoli. “Per consolarlo”, dice Natalì a verbale. Ma forse anche per discutere di altro. Di quanto era successo prima che alla porta bussassero i carabinieri.

Natalì parla della cocaina. E spiega che, il 3 luglio, a portarla nell’appartamento di via Gradoli “fu Rino Cafasso, prima che i carabinieri facessero irruzione”. Natalì ricorda anche che Cafasso rimase sulla soglia dell’appartamento “mentre i carabinieri giravano il video”. Se il trans dice il vero, Cafasso si conferma dunque in un ruolo centrale. Sicuramente non è un gregario. E sicuramente, almeno nella prima parte della trattativa gioca un ruolo centrale. Negli archivi della Questura, il suo fascicolo personale sono quattro fogli in croce. Che documentano uno stato di salute precario (supera i cento chili, soffre di diabete, si dice consumatore regolare di stupefacenti) e “due arresti nel 2002”. Il primo con 50 grammi di cocaina indosso, mentre si accompagna con un tipo che si qualifica come “giornalista colombiano”. Il secondo, a Ponte Milvio, ancora con cocaina nelle tasche e ancora in compagnia di un italiano. È un fatto che, nella prima metà di luglio, Cafasso sembra l’assoluto padrone del video. Tanto che uno dei suoi avvocati, Marco Cinquegrana (il legale che insieme a Donato Prillo crea il contatto tra Cafasso e il quotidiano “Libero” il 14 luglio), ascoltato dal Ros in un interrogatorio di una qualche drammaticità (nel verbale si annota che la deposizione comincia all’1.30 del mattino per chiudersi alle 3.30 e riprendere il giorno successivo), ammette la presenza di Cafasso in via Gradoli il 3 luglio.

Cafasso ammette che dalla vendita del video “un compenso non determinato” sarebbe finito anche nelle sue tasche. Sul tavolo della camera da letto di Natalì, si distingue una mazzetta di banconote alla rinfusa. “C’è sicuramente qualche biglietto da cinquecento euro, da cento, diversi da cinquanta. Ma anche alcuni da dieci”,come del resto confermerà a verbale l’inviato di “Oggi” Giangavino Sulas che ha modo di guardare il filmato l’1 settembre.

Chiara Arnone

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