NAVE DEI VELENI, LA ‘NDRANGHETA BEFFA PENTITO E DDA. A LARGO DI CETRARO RIESUMATA ‘LA CATANIA’
La nave sul fondale di Cetraro, in provincia di Cosenza, non è la famigerata “nave dei veleni” che si cercava in seguito alle dichiarazioni del pentito Francesco Fonti, ma una nave passeggeri, la Catania, affondata durante le prima guerra mondiale, nel 1917.
ROMA, 30 OTT. – E’ quanto annunciato dal ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo in conferenza stampa con il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, dopo le analisi compiute dalla Mare Oceano, la nave inviata dal ministero.
Fino a 300 metri di profondità e per un raggio di 7 chilometri sono da “escludere tracce di radioattività ”, ha riferito Grasso. Secondo il procuratore si possono dare “le prime rassicurazioni”. Il caso di Cetraro è “un capitolo chiuso ma quello dell’inquinamento, in generale, della Calabria resta sempre un problema aperto”, ha aggiunto Grasso. Si procedera’ con altre indagini ambientali, anche a terra, hanno assicurato Grasso e Prestigiacomo. Il sindaco di Cetraro ha accolto con soddisfazione la notizia. “Adesso – ha chiesto – bisogna rimuovere il relitto”.
Adesso, a detta delle procure calabresi di Catanzaro e Reggio, il pentito Francesco Fonti “diventa una fonte inattendibile” e non solo perché la nave non è la Cunsky, ma anche perché tutte e tre le navi che avrebbe contribuito ad affondare “hanno continuato a navigare anche dopo l’anno ’92”, anno al quale risalirebbero gli affondamenti, secondo i registri portuali.
Interviene anche il legale del pentito. “Mi continuo a domandare però cosa ci facessero dei fusti di quel genere su una nave passeggeri e se quel tipo di contenitore rafforzato esistesse nel 1917″, ha detto all’ANSA l’avvocato Claudia Conidi. “Mi domando ancora – ha aggiunto – cosa ci facessero a 400 metri di profondità , nel punto della stessa nave, i residui di metalli pesanti che fecero sì che fosse vietata la pesca con ordinanza della capitaneria di porto. Mi domando, infine, perché tanto tempo per individuare questa ‘Catania’ se la stessa era già segnalata”.
Il procuratore Grasso ha sottolineato che finora “si è certamente causata una vittima: l’area di Cetraro e la Calabria. Perché gli operatori turistici guardano con timore alla prossima stagione, perché la popolazione si sente in pericolo per la salute, perché i pescatori hanno smesso di pescare”.
“Vicende come queste vanno seguite con più prudenza e responsabilità ”, ha detto Prestigiacomo. “Amministratori e sindaci avrebbero dovuto agire con più cautela”, ha aggiunto.
Massimiliano Riverso